il governo barzel-Letta ci riprova con la cancellazione delle Province (stuprando la 'più bella del mondo')

Si tratta sempre della “più bella del mondo“, la Carta, la Costituzione. Chissà poi perché quei cacchio di inglesi riescono a farne a meno. Bah. Comunque noi ce l’abbiamo. Fra tante bellezze contenute nel papocchio catto-social-comunista che ha dato il via all’epoca repubblicana, vi è quella relativa alla possibilità da parte dei comuni, gli elementi costitutivi di ogni stato-nazione, di cambiare Regione di appartenenza per via referendaria.

Il governo barzell-Letta, incassata la bordata della Consulta che ha dichiarato non costituzionale il decreto che prevedeva la cancellazione delle Province (che mente ‘sto monti ed il codazzo di tecnici, primo fra tutti Patroni Griffi, che ne è stato l’artefice: è scritto a parole cubitali che le modifiche alla Carta non possono essere fatte per decreto, ma tant’è!), si è subito affrettato – senza neanche leggere le motivazioni della sentenza – a proporre un disegno di legge costituzionale. Lo ha fatto con tutta l’arroganza che ci si può aspettare da un potere centrale che vacilla sempre più vistosamente e che è destinato ad essere, mi auguro il più velocemente possbile, scoperchiato dagli eventi.

La “più bella del mondo” corre quindi il rischio di essere selvaggiamente stuprata dai propri padri (in verità dai simulacri che oggi siedono sugli stessi scranni dei cosiddetti “padri fondatori”): non solo si intende togliere la parola Province dalla Carta, come se questo bastasse a risolvere il problema reale dell’eliminazione degli enti provinciali, ma si vuole anche cancellare la possibilità da parte dei Comuni di poter cambiare – all’occorrenza, ricorrendo allo strumento referendario – la propria Regione di appartenenza. I referendum bellunesi succedutisi in questi anni – e quelli in gestazione -, devono aver funzionato come il pepe nel culo per tutto l’apparatnik romano-centrico (parola d’ordine: soffocare le spinte autonomistiche locali).

Per Daniele Trabucco, esperto costituzionalista presso l’Università di Padova, la cosa si configura come una “scelta eversiva e irrispettosa proprio del patto costituzionale“. C’è qualcuno che non è d’accordo?

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