9 Comments

  1. Cagliostro
    4 dicembre 2013 @ 18:11

    @Danilo,
    come al solito, il nostro 1°cittadino di adozione manifesta raffinatezza ed elevatezza di pensiero. Noi non sappiamo, forse, apprezzare appieno il tesoro di saggezza che ci ritroviamo tra i …piedi. Egli è stato il ‘saggio tra i saggi’ di Bim Gsp ed in tale veste ha concepito ben 4 soluzioni salomoniche per sanare il ‘buco nell’acqua’ (ed alla fine, Tar permettendo, si è scelta la strada più penalizzante per noi poveri Cristi, chiamati a sanare le ‘dabbenaggini’ – altri le definiscono scelleratezze… – di lor signori). Poi il ‘saggio’, collezionatore di ben tre targhe consecutive al merito per l’ultimo posto nella classifica regionale per la raccolta differenziata, ha saputo raggiungere insperati traguardi che neanche Ezio Orzes, assessore record-man del Comune di Ponte, avrebbe saputo uguagliare (percentuali bulgare). Infine, l’esimio ora ci intrattiene sul Turismo che non sarebbe, per nostra fortuna, ‘delocalizzabile’. Certo, le Tre Cime od il lago di Misurina non si possono spostare… Ma tu, caro Danilo, con il tuo puntuale articolo e con dati alla mano, hai dimostrato che, semmai, è proprio vero il contrario: se non ci sono infrastrutture, se non c’è adeguata accoglienza, se non c’è opportuna pubblicizzazione i flussi ‘sterzano’ verso altri lidi (ed i tuoi grafici e le tue percentuali lo stanno a dimostrare…). Intanto si fanno incontri per definire la “non delocalizzazione del turismo” e nel frattempo i flussi decrescono…

  2. il sindaco di Pieve di Cadore e il ‘salottino uaifai per i nostri ospiti’ » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    9 dicembre 2013 @ 13:11

    […] Da notare che il salottino uaifai è stato inaugurato a chiusura del convegno (dove altro sindaco ha dato prova di sé), segno che prima non c’era: prova inequivocabile di lento ma inesorabile […]

  3. L'Economa Domestica
    9 dicembre 2013 @ 13:29

    E’vero che le Tre Cime sono al loro posto. Il problema è che Sesto e Dobbiaco se ne accorti prima di Auronzo….

  4. Cagliostro
    9 dicembre 2013 @ 18:59

    @L’Economia Domestica,
    la mia sottolineatura aveva lo scopo di mettere in evidenza la estemporanea affermazione di ‘tale Manfreda’ sul concetto denegato di ‘delocalizzazione’ del turismo. La citazione delle tre Cime e del lago di Misurina era una semplice evocazione di alcuni siti tra i più belli delle Dolomiti. Quello che è interessante porre in risalto è che le bellezze naturali sono una condizione indispensabile ma non sufficiente al fine del raggiungimento di una rivitalizzazione della ricettività e dei conseguenti ritorni economici…Non è bastato l’inserimento dell’area nel ‘Patrimonio Unesco’, quindi la mancanza di infrastrutture e strutture adeguate dimostra che i siti incantevoli non bastano se non provvede anche la mano dell’uomo con atti concreti ed opportuni di promozione. E Lei ha ben ragione a citare i casi di Sesto e Dobbiaco che hanno, almeno in parte, falsato anche la geografia per promuovere, con una campagna anche dispendiosa, le tre celeberrime guglie dolomitiche ‘annesse’ motu-proprio’ come appartenenti al territorio dei loro comuni. Credo di aver dimostrato che la politica di promozione (nel caso, purtroppo, fraudolenta, almeno in parte), se fatta con intelligenza, costituisce comunque, al di là dell’aspetto etico-morale, una indispensabile riprova che la bellezza dei siti deve essere in ogni caso aiutata con una giusta spinta reclamistica (questo fa parte delle ‘strutture’ di supporto).
    NB Peccato che Auronzo abbia difeso i suoi legittimi e sacrosanti interessi in modo…molto ‘artigianale’ e poco efficace.

  5. L'Economa Domestica
    10 dicembre 2013 @ 11:48

    Le Tre Cime di Lavaredo sono divise tra Alto Adige e Veneto, quindi nessuno ha “rubato” nulla a nessuno. Il “Patrimonio Unesco” non è un riconoscimento nato per il turismo, ma per la tutela; mi stupisco ancora che si faccia questa confusione. Come per i marchi sull’enogastronomia (Doc, Docg eccetera) ci sono degli standard da garantire soprattutto in materia ambientale e paesaggistica. Puntare solamente sul marchio per impostare una campagna è, francamente, una tavanata pazzesca. Giriamo la questione: dal boom dell’occhialeria, quanto e come si è investito in promozione turistica da parte del pubblico e del privato? Qual è l’attuale situazione degli alberghi, dei ristoranti, dei rifugi, dei sentieri nella montagna bellunese? Cosa offre il Cadore ai turisti?

  6. Cagliostro
    10 dicembre 2013 @ 12:22

    @L’Economia domestica,
    “….guglie dolomitiche annesse motu-proprio come appartenenti ai loro comuni”; “politica di promozione fraudolenta, almeno in parte”: credevo fosse comprensibile e chiaro che gli altoatesini avevano a suo tempo parlato di TreCime reclamizzate come di loro ESCLUSIVA pertinenza. Credo comunque di conoscere discretamente la geografia per sapere che la parte migliore e più bella del complesso è quella che insiste ed è visibile sul lato veneto (auronzano), mentre quella ‘dietro’ è pertinenza del lato altoatesino. Per completezza informativa, avrei dovuto usare, nella prima frase sopra riportata, anche l’avverbio “completamente”. In ogni caso, a mio modo di vedere, di usurpazione, almeno parziale, si è trattato.
    PER IL RESTO, QUELLO CHE VA SOTTOLINEATO, E’ IL CONCETTO ESPRESSO DA DANILO, OSSIA CHE IL TURISMO E’ PURTROPPO ..”DELOCALIZZABILE”, NEL SENSO CHE, LO RIPETO, PER AVERE FLUSSI ADEGUATI OCCORRONO SI’ LE BELLEZZE DEI SITI MA ANCHE STRUTTURE DI SUPPORTO (OFFERTA COMPLESSIVA DI SERVIZI E DI ACCESSO) ED INFRASTRUTTURE DEGNE DI QUESTO NOME. LA NOSTRA RICETTIVITA’ E’ STATA ‘DELOCALIZZATA’ A FAVORE PROPRIO E SOPRATTUTTO DELL’ALTO ADIGE LE CUI STRUTTURE ED INFRASTRUTTURE SONO DI GRAN LUNGA MIGLIORI DELLE NOSTRE. CON BUONA PACE DEGLI ORGANIZZATORI DEI VARI, INCONCLUDENTI INCONTRI ED INVENTORI DEL “TURISMO NON DELOCALIZZABILE”…

  7. Cagliostro
    10 dicembre 2013 @ 12:43

    Aggiungo, a proposito degli scopi istituzionali del “Patrimonio Unesco”, che la “tutela” è la finalità precipua e prioritaria. Ma non mi si venga a dire che, come corollario, non si tratti anche di benefico tentativo promozionale!!! Vedasi gli altri (pochi) siti italiani che hanno fruito del medesimo inserimento. Fin qui, le ricadute positive in termini di incremento dei flussi, in ragione del ‘richiamo’ della iscrizione dolomitica nel contesto del ‘Patrimonio Unesco”, non si sono avute per diverse cause e ragioni che è superfluo stare ora qui ad elencare…

  8. L'Economa Domestica
    10 dicembre 2013 @ 13:14

    Gli Altoatesini non hanno mai pubblicizzato le Tre Cime come “loro” pertinenza esclusiva. Dobbiaco, Sesto e Auronzo usano lo stesso slogan “Paese delle Tre cime”. Non si parla di “bellezza” o di “parte migliore” da nessuna parte. Siti Unesco in Italia? 49, non pochi. Eppure la Francia (siti Unesco: 38)e la Spagna (siti Unesco: 43) in quanto a presenze turistiche ci danno una pista. Un “Marchio” non fa turismo, come un “Marchio” non fa vendere un prodotto enogastronomico.
    L’incremento dei flussi in Alto Adige non si è avuto per il marchio Unesco, si è avuto per una ricettività migliore, in tutti i sensi.

  9. Cagliostro
    10 dicembre 2013 @ 20:10

    @L’Economia Domestica,
    non credo di aver mai affermato che L’Alto Adige abbia beneficiato del marchio Unesco al fine di incentivare i propri flussi turistici. La situazione favorevole è stata infatti acquisita da ben prima dell’inserimento e si è andata consolidando per le ragioni da Lei e da me indicate. Il marchio non ha espletato effetti positivi né al di qua né al di là del confine regionale. Lo slogan ‘Paese delle Tre Cime’ è stato inizialmente prerogativa di Dobbiaco. Convengo che la migliore ricettività è data dalla qualità delle strutture alberghiere, di quelle sportive, ricreative, della cura del territorio, dello sfalcio dei prati, dei prezzi non eccessivi, della viabilità stradale e ferroviaria ect ect.