le lacrime di coccodrillo del Bim Gsp

Scusate la persistenza sull’argomento ma le piattole pubbliche sono parimenti tenaci e attaccate alla “carega” per cui giova ripetere.

A seguito di quella che si è configurata come una vera e propria condanna politica del Bim Gsp da parte del Consiglio comunale di Belluno, i vertici della “controllata” del “buco nell’acqua” hanno consultato il manualetto del Min.Cul.Pop e si sono affacciati al bancone con una lacrimuccia agli occhi sventolando il fazzoletto bianco della “difesa dei dipendenti”.

Con riferimento ad un post su Bellunopress:

[…] Dipendenti, la cui professionalità è sempre stata fuori discussione, e sulla quale del resto nessuno ha mai detto o scritto nulla. Singolare, insomma, tirare in ballo i dipendenti. Che c’entrano loro? Anche perché abbiamo visto molte aziende fallire a causa dei loro dirigenti e dei Cda, mai a causa degli operai e degli impiegati!

Riguardo al primo punto approvato in consiglio comunale di Belluno, “Evitare che tra i membri del Cda della società partecipata Bim Gsp, e più in generale di qualsiasi società partecipata da enti pubblici, siedano amministratori dei medesimi enti”:

[…] «Si scopre letteralmente l’acqua calda – scrive il Cda di Gsp in una nota di precisazione, e c’è senz’altro da credere loro, che di acqua se ne intendono davvero – chiedendo che ad amministrare Gsp non siano più amministratori pubblici: questo lo prevede già l’articolo 8 del DPR 168 del 2010. Dove sta la novità, quindi?». Alla scadenza dei mandati, infatti, non si potranno eleggere al vertice di società di questo tipo amministratori pubblici: le nomine riguarderanno soggetti che almeno da 3 anni non esercitino ruoli attivi nelle amministrazioni locali. Ma c’è una precisazione del capogruppo Pd in consiglio comunale Jacopo Massaro che dice: “Nella delibera che abbiamo approvato chiediamo che i politici se ne vadano dal CdA non a fine incarico, come spera il CdA stesso, ma subito! Sta proprio in questo la novità.

In secondo luogo, se i membri del CdA dicono di lavorare gratis, non capisco proprio cosa li tenga incollati alla sedia: questa reazione isterica non può che lasciare perplessi. Infine ritengo di poter garantire che nessuno ha mai pensato che il buico della BIM-GSP lo abbia fatto un operaio dell’Azienda: non è certo messa in dubbio la professionalità dei lavoratori”. «Vedremo – prosegue il Cda – se questo garantirà effettivamente l’assenza di ruoli politici nei vertici delle società pubbliche. Certo è – prosegue il Cda – che avere amministratori pubblici all’interno di Gsp in questi anni ha comportato un bel risparmio – oltre 500 mila euro – visto che siamo a stipendio zero!». Però non precisa il comunicato se qualcuno sta a stipendio zero anche nel Cda di altre società, come ad esempio Ascotrade Treviso, la sorella maggiore di cui il Bim è azionista.

Ebbene sì, caro suddito,  il DPR 168 del 7 settembre del 2010, “Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica” (conseguente alla prevista apertura al mercato delle società di servizi pubblici locali), pone qualche paletto (vedi art. 8)  alla “vandega istituzionale” ed alla vergognosa commistione tra posizioni di gestione e cariche amministrative di enti come Bim Gsp (il decreto, peraltro, non si applica ai servizi di distribuzione di gas naturale, di energia elettrica di trasporto ferroviario regionale, vedi art. 1).

Tra coccodrilli e caimani non c’è da star tranquilli neanche in questi posti di montagna. Mi sa però che per le borsette bisognerà aspettare la fine dei mandati. Gli amministratori del Bim Gsp “non prendono un soldo” ma l’interazione culo-carega è più forte di quella che tiene insieme neutroni e protoni. Bisognerebbe ricorrere alla “fissione” (nel senso di fenomeno di rottura in due parti, non esattamente uguali…), ma di questi tempi è meglio non parlarne.

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