Pieve di Cadore: referendum 'secessionista' verso il Friuli e patriarcato d'Aquileia

Un po’ alla volta, pian pianino, i sindaci si stanno rendendo conto che il “referendum” paga. Basta dare una occhiata alla paccata di milioni che ha preso Cortina & C. alla giostra dei fondi Brancher. E’ di questi giorni l’adesione rivoluzionaria della sindaca Ciotti di Pieve di Cadore al nuovo orizzonte referendario:

[…] «propongo che tutti i comuni della Provincia di Belluno confinanti con la Regione Friuli indicano il referendum per passare con quella regione. Il motivo di questa che potrebbe sembrare una provocazione sta nella mancanza di ascolto da parte della Regione Veneto dei problemi della montagna»

La sindaca si dilunga poi nell’elencare alcuni dei problemi a cui, a suo dire, la Regione del Veneto sarebbe poco o per nulla sensibile (non è che la regione Friuli V.G. sia un mostro di trasparenza con la montagna eh, basta parlare con qualche esponente della società civile – quindi escludendo i politici – per capire che anche la Carnia non è al primo posto fra i problemi di quella regione). Niente di male in tutto ciò, opinioni legittime.

La Ciotti scarrucola quando il giornalista le pone la domanda “Perché il Friuli?“:

«Il Cadore, fino al secolo scorso, ha sempre fatto parte del Friuli, tramite il Patriarcato di Acquleia. Anche la nostra chiesa madre è San Pietro a Julium Carnicum. Con questo territorio il legame è ancora adesso molto forte. Ne abbiamo avuto la dimostrazione nel 2008, quando sono stati ricordati gli 800 anni della fondazione delle nostre chiese»

La Ciotti deve avere qualche problema con la propria minoranza in consiglio che le svia l’attenzione dai fatti storici. Il legame “amministrativo” con il patriarcato di Aquileia, infatti, ebbe fine nel 1420 quando il Cadore dichiarò la propria “sottomissione” alla Serenissima, che durò fino al 1797, protraendosi quindi per più di 370 anni. La sindaca, nel dire ciò che dice, farà quindi riferimento all’appartenenza del Cadore alla diocesi di Udine che, quella sì, durò fino al 1847.

Ma è quanto mai sperabile che tale affermazione sia il risultato di un fugace colpo di sole, perché ritenere che il Cadore abbia oggi forti legami con il Friuli in ragione dell’appartenenza del suo territorio alla diocesi di Udine da cui si è disgiunto 150 anni fa (ma anche se così non fosse), appare una forzatura che credo neanche il segretario di stato vaticano Bertone sia disposto a sostenere.

La cosa va inquadrata per quello che è: una provocazione seria (qualora venisse messa in atto) – rivolta allo Stato italiano – alla quale i comuni confinanti con il Friuli potrebbero ricorrere per dimostrare, una volta di più, la necessità di una autonomia a 360 gradi per tutta la provincia di Belluno. Specularmente, altri referendum secessionisti dovrebbero essere organizzati da ogni altro comune bellunese confinante con l’Alto Adige (Comelico Superiore) o con il Trentino.

Non ci hanno lasciato indire il referendum provinciale, che si becchino “n” referendum comunali, tutti contraddistinti da una sovrana finalità: “vogliamo l’Autonomia per la provincia di Belluno“.

 

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