2 Comments

  1. cagliostro
    21 Febbraio 2010 @ 15:38

    Caro redattore,
    la tua è una proposta che meriterebbe il plauso di tutti i cittadini che amano il bene del nostro paese. Un utilizzo davvero di “pubblica utilità”, assai variegato e in linea con una fruibilità di natura turistica, storica, ambientale e sociale. Le elezioni regionali sono alle porte e se vincerà il partito che dice di aver tanto a cuore il bene del territorio, e magari tale partito saprà esprimere un cadorino quale consigliere regionale (e, perché no?, anche un assessore), ecco l’occasione per mettere alla prova dei fatti gli intendimenti programmatico-ideologici di tale gruppo politico!!
    Personalmente però, non sarei tanto ottimista per tutta una serie di valutazioni, non ultima quella che, essendo conscio che le idee camminano sulle gambe degli uomini, le conclusioni sono presto tratte….
    In ogni caso, tutto appare subordinato agli esiti processuali che vedono oggetto di contenzioso l’immobile da destinare alle proposte da te ventilate. Ci sarà il ricorso in appello? O tutto si fermerà lì in attesa della scadenza contrattuale, ritenuta valida dal giudice? Chi vivrà vedrà! La ventilata utilizzazione che tu prospetti a me pare sia subordinata, però, anche a diverse altre variabili: sistemazione viaria, razionalizzazione e sistemazione della intera zona, recupero e razionalizzazione ecologico-ambientale (ad es.:controllo scarichi acque bianche e nere e loro immissione in apposita rete per tutte le costruzioni o pseudo costruzioni del comprensorio)ecc.ecc.
    Non credo che i “baroni” (come li chiama “uno di Lozzo”) sarebbero tanto felici della eventuale attuazione delle tue proposte giacché, nel caso di effettiva concretizzazione, la montagna diventerebbe un pò meno di loro proprietà e più fruibile, come è giusto che sia, da tutti (lozzesi e non).

  2. Danilo De Martin
    22 Febbraio 2010 @ 09:01

    Caro Cagliostro,
    sul piatto si possono mettere anche altre ipotesi. A me piace molto l’idea di un centro per la gioventù nel quale ospitare a rotazione studenti che possono provenire da ogni parte d’Italia. In questo caso il problema è che il nostro Pian dei Buoi inizia ad essere fruibile quando la scuola sta finendo, ed in Italia non c’è ancora una radicata tradizione di organizzare “campus” durante il periodo di vacanze. L’anno scorso ho visto un bel gruppo di studenti romani (scuole medie) entusiasti della neve ancora presente a bassa quota, ma eravamo in …. aprile.

    Una porzione dei locali poteva poi essere destinata ad accogliere una “sede staccata” di una qualche università o centro studi sulla montagna, che desse vita nei mesi estivi ad una piccola oasi di ricerca (flora e fauna alpina, studio dei suoli ecc. ecc., cose già viste, sia chiaro, ma che potevano dare una nota di prestigio all’altopiano).

    Vi è ovviamente la possibilità, che era alla base delle prospettive di De Rossi e che ha poi dato luogo alle vicende della caserma di Soracrepa, di trovare un soggetto disposto a pagare un affitto per gestire un “grosso centro Resort”. L’idea, per stare in piedi, dovrebbe poggiare su un soggetto imprenditore che gestisca già un circuito alberghiero tale da “pescare prima e dirottare poi” la propria clientela verso “un nuovo tipo di vacanza” (una vacanza in montagna di tutto comfort con la possibilità, perlomeno, di andare a cavallo, esperienza peraltro messa in atto in passato anche se per una sola stagione).

    Quella del “Museo della Montagna” è una ipotesi che richiamerebbe sull’altopiano un turismo “selezionato” (un turismo tipo rifugio Auronzo sarebbe deleterio), fornirebbe in ogni caso un minimo di “appoggio” a chi vi giunge anche solo e semplicemente come “bar-servizio informazioni”, non danneggerebbe i rifugi presenti e, con qualche riserva, potrebbe essere aperta anche nei fine-settimana invernali. Vi sono poi certo problemi “infrastrutturali”, come quello della strada, che vanno necessariamente affrontati in una ottica di lungo periodo.

    Queste sono certamente solo ipotesi; tutto ciò che si dice sulla caserma di Soracrepa è subordinato agli esiti processuali. Intanto però, prima di giungere al “cuore dell’altopiano” rappresentato dalla caserma, l’amministrazione può farsi le ossa con il recupero degli altri casoni. Non so se sarà un recupero stile “casera delle fede di Doana” o se sarà anche prevista la possibilità di una gestione umana, magari in via sperimentale, mirata ad una qualche forma di accoglienza. Nulla si saprà, fino al momento di scartare il pacco regalo. Ormai si sa che questa amministrazione … silenziosa è. Il lato positivo è che, insieme agli architetti, avranno modo di farsi le ossa. Per poi fare il “salto di qualità”.