Guglielmo Tell, il Reggi Pomo ed il Cantone del Cadore

Premessa number one: sapete come la penso io e le mosche riguardo ai convegni. Premessa number doi: non ho sentito un sindaco alzare la voce pubblicamente contro il ghigliottinamento delle province (né del resto i cosiddetti politici regionali o nazionali). Premessa number tre: se il convegno è un incontro in cui si parla del territorio si può anche partecipare, mal che vada si sommano le stronzate sentite durante la serata a quelle sentite in passato; è pur sempre un bel ricordo.

Detto questo, Guglielmo Tell e Reggi Pomo, a nome e per conto del sedicente gruppo promotore di “Una Montagna da Vivere”, invitano all’incontro che si terrà … (vedi riquadro) sul tema: se il Cadore diventasse un solo grande comune. Chi governerà dopo la provincia? Mi è sembrato doveroso darne notizia. Un bel argomento già affrontato dal BLOZ esattamente un anno fa …

Ciò che è stupefacente è la ragione per cui il dibattito si dovrebbe fare:

Il dibattito deve entrare nel merito del problema quanto prima per arrivare al più presto a qualche ipotesi-soluzione. Anche per prevenire una qualsiasi soluzione dirigistica confezionata chissà dove.

I borgomastri, che abbiamo votato per elaborare soluzioni quando ce n’è bisogno, chiamano un avvocato esperto che sarà intervistato da loro e da qualche esponente della società civile. Il tutto, badate bene, “Anche per prevenire una qualsiasi soluzione dirigistica confezionata chissà dove“.

Sticazzi! Monti in due minuti si è tolto (per ora solo sulla carta) dai coglioni le province, un giochetto mica da niente, e Guglielmo Tell, Reggi Pomo & C. sono convinti con una conferenza-intervista-dibattito ecc. di trovare soluzioni che abbiano il valore di prevenire “soluzioni dirigiste confezionate chissà dove“. E’ un bel proposito, non c’è che dire. Sembrerebbe che le soluzioni che dovessero scaturire dall’incontro possano avere valore vincolante per chi, in due minuti due, si è tolto dai coglioni le Province, il più antico ente istituzionale dopo i comuni. O forse si crede di trovare soluzioni che incutano timore al governatore Zaia (con tre consiglieri su 60) ?

Visto che ci siamo, perché non far scaturire altre soluzioni che siano vincolanti per il futuro dell’umanità? Che se ne parli, di questi problemi, è un bene, sia chiaro. Ma ipotizzare o far credere che questo serva a “prevenire soluzioni dirigiste” fa veramente ridere i polli. E’ che di polli ce ne sono ancora tanti in giro.

Comunque, bando alle ciance: tutti all’incontro, che è la volta buona per creare col ferro e col fuoco il Cantone del Cadore e far risplendere le antiche glorie mai sopite della Magnifica Comunità di Cadore.

Quest’anno il ciclo di iniziative Una Montagna da Vivere (incontri immagini metafore idee progetti programmi), promosso da quanti lavorano insieme per il futuro del Cadore, prende il via con una conferenza-intervista sul tema: se il Cadore diventasse un solo grande Comune.CHI GOVERNERA’ IL CADORE DOPO LA PROVINCIA?

L’incontro si svolgerà MERCOLEDI’ 1 FEBBRAIO alle ore 20,30 nella sala del Consiglio della Magnifica Comunità a Pieve di Cadore. Interverrà l’avvocato ENRICO GAZ, esperto di diritto amministrativo, che sarà intervistato da alcuni amministratori e rappresentanti della società civile cadorina. L’iniziativa vorrebbe favorire una riflessione su come sarà possibile governare il Cadore dopo l’uscita di scena della Provincia. Si sa che la Provincia diventerà un ente di secondo grado e che il Commissario resterà in carica sino al 31 marzo 2013.

Il futuro governo locale potrebbe organizzarsi per aree. L’idea di tre-quattro macro aree potrebbe soddisfare le esigenze e le specificità. Il Cadore è una di queste. All’interno di questa logica diventa fondamentale il ruolo delle Comunità montane strutturate come enti associativi dei Comuni che dovrebbero assorbire le competenze e le funzioni della Provincia. Il dibattito deve entrare nel merito del problema quanto prima per arrivare al più presto a qualche ipotesi-soluzione. Anche per prevenire una qualsiasi soluzione dirigistica confezionata chissà dove.

di Mario Manfreda e Bepi Casagrande per il gruppo promotore di “Una Montagna da Vivere” (da Nuovocadore.it)

p.s. Devo necessariamente supporre che i dibattiti su questi temi di un anno fa (e di un anno prima), in qualsiasi sede siano stati sviluppati, abbiano dato dei “risultati vincolanti che hanno prevenuto soluzioni dirigiste”. Deve essere per questo che se ne parla anche quest’anno.

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