i dubbi amletici del sindaco di Calalzo di Cadore sulla Provincia

A seguito dell’incontro fra i sindaci bellunesi per il salvataggio dell’integrità territoriale della Provincia di Belluno De Carlo fa sapere:

[…] Mi chiedo cosa ne sappia la gente dei servizi che eroga la Provincia, e se possa farne a meno, destinando i fondi per la sua sopravvivenza al territorio.

Nel momento in cui a Calalzo tagliano 143 mila euro di trasferimenti statali, non voglio che questi fondi siano usati per salvare istituzioni di cui non so che servizi erogano e che sono solo costi. La priorità per me sono i cittadini di Calalzo, non enti le cui risorse, sottratte al territorio, pagano il funzionamento del palazzo.

Strano modo di ragionare! Sembra che il sindaco calaltino abbia l’idea che l’ente Provincia sia una voce di costo assolutamente passiva. Ogni servizio erogato dalla macchina pubblica è un costo, lo stesso sindaco è un costo a carico della fiscalità visto che percepisce un’indennità. Il problema non è mai il costo in sé, ma il rapporto tra esso ed il valore del servizio erogato. Se in un comune ho un addetto all’anagrafe che produce una carta d’identità in 4 mesi, sono di fronte ad un abominio più che a un costo enorme ed inaccettabile. Ecc. ecc..

Che poi le priorità di un sindaco siano i propri cittadini è scritto nella logica delle cose, così come è logico pensare che un sindaco debba avere una visione dei problemi generali a 360° e non limitata al “suo particolare”. Ad ogni buon conto il taglio dei trasferimenti non è solo a carico dei Comuni ma è un processo in corso da più anni a carico anche delle amministrazioni provinciali (o non ci si ricorda più dei tagli subiti dalla nostra Provincia?).

Inoltre il taglio ai Comuni è funzione del fatto che la spesa pubblica di questi enti negli ultimi anni è sempre andata aumentando senza argine, basta leggersi i sindaci piangono per i tagli ma la spesa dei comuni cresce spudoratamente da anni ed osservare i due grafici che da soli spiegano tutto. Ciò che certamente non va nei tagli operati dal governo è la loro natura lineare, non rapportata alla virtuosità di quegli enti che negli anni scorsi avevano già provveduto ad ottimizzare i propri  costi di funzionamento. Detto questo …

Non sa il sindaco quali siano i servizi che fanno capo alle province? Eccoli (pag.8):

Mobilità, Viabilità, Trasporti: gestione trasporto pubblico extraurbano; gestione di circa 125 mila chilometri di strade nazionali extraurbane.   Spesa complessiva  1 miliardo  532 milioni di euro.

Servizi e infrastrutture per la tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione delle calamità,  tutela delle risorse idriche ed energetiche;  smaltimento dei rifiuti.  Spesa complessiva 827 milioni di euro.

Edilizia scolastica,  funzionamento delle scuole  e formazione professionale: gestione di oltre 5000 gli edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi. Spesa complessiva 2 miliardi 306  milioni di euro.

Sviluppo economico  e  Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’impiego; sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura, alla pesca; promozione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Spesa complessiva 1 miliardo 159 milioni di euro

Promozione della cultura. Spesa complessiva  247 milioni di euro

Promozione del turismo e dello sport. Spesa complessiva  235 milioni di euro

Servizi sociali. Spesa complessiva 325 milioni di euro

Costo del personale. Spesa complessiva  2 miliardi 343 milioni di euro Il personale delle Province ammonta a circa 61.000 unità.

Spese generali  dell’amministrazione e spese  di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc..)etc.  Spesa complessiva 749  milioni di euro

Indennità degli amministratori. Spesa complessiva 113 milioni di euro lordi

 

I più pignoli possono magari dare un’occhiata all’elenco analitico delle funzioni che vengono svolte dalla province, basta scaricare questo PDF redatto dalla provincia di Verona.

Desidera forse sapere, il sindaco, quale sia l’incidenza delle varie voci di spesa pubblica? Eccola (pag. 2):

SPESA PUBBLICA COMPLESSIVA (ANNO 2010):  807 MILIARDI DI EURO

Settore Spesa
Amministrazione Centrale 182 miliardi di euro 22,5%
Previdenza 298 miliardi di euro 36,9%
Interessi sul debito 72 miliardi di euro 8,9%
Regioni 170  miliardi di euro (di cui 114 Sanità) 21,0%
Comuni 73 miliardi di euro 9,0%
Province 12 miliardi di euro 1,48%
.

Fonte: Decisione di Finanza Pubblica 2010 – 2013

LE PROVINCE RAPPRESENTANO L’1,5% DELLA SPESA PUBBLICA COMPLESSIVA DEL PAESE

 

O forse interessa sapere quale sia l’incidenza del costo del “personale” politico/istituzionale? Eccola (pag. 3):

Il totale dei costi della politica, riferito esclusivamente agli eletti nazionali e locali, è pari a
2.054.125.080.

Il personale politico del Parlamento rappresenta il 20,3% del costo totale

Il personale politico delle Regioni rappresenta il 44,2% del costo totale

Il personale politico dei Comuni rappresenta il 30% del costo totale

Il personale politico delle Province rappresenta il 5,5% del costo totale

 

Magari è utile sapere quali siano i costi per far funzionare la politica. Eccoli (pag. 4):

COSTO DI FUNZIONAMENTO DELLA POLITICA (NAZIONALE E LOCALE): 6,9 miliardi di euro

Il costo di funzionamento degli Organi Istituzionali (presidenza consiglio ministri, organi costituzionali, uffici del governo sul territorio) è pari ad oltre il 55% del totale

Il costo del funzionamento delle Regioni è pari al  16,9% del totale

Il costo del funzionamento dei Comuni è pari al  24,6% del totale

Il costo del funzionamento delle Province è pari al  6,2% del totale

Conclusioni: per uno studio analitico sulle voci d’entrata e su quelle di spesa delle Province con loro confronti a livello nazionale basta consultare questo articolo con l’allegato studio CerteT-Bocconi. In qualsiasi parte della macchina pubblica vi sono sacche di inefficienza se non di sperpero vero e proprio, ma non si può buttare via bambino e acqua sporca. Le Province svolgono un insieme strutturato di funzioni erogando servizi fondamentali che, nell’ipotesi di eliminazione dell’Ente, dovranno per forza essere svolte da qualcun altro, Regioni e Comuni, con ipotesi di risparmio risibili. Anzi, bisogna tener conto che da più parti si teme che la cancellazione delle Province ed il trasferimento delle loro funzioni in realtà innalzerà i costi dei servizi erogati (i bookmakers inglesi darebbero la cosa 1:1).

Ma si stanno consumando due drammi – è bene ricordarselo – e non uno solo: il primo è l’accorpamento che frantumerà la ex Provincia di Belluno se dovesse diventare un’appendice di quella di Treviso, il secondo è legato alla trasformazione delle province in enti di secondo grado, cioè con cariche non più votate e legittimate dai cittadini, ma spartite fra i sindaci di 164 comuni (tanti saranno se saremo accorpati a Treviso).  Sono entrambi da evitare, ma il primo è fondamentale essendo legato all’integrità territoriale di una Provincia che è totalmente montana e tale deve restare.

Altrimenti la possibilità di ottenere l’Autonomia della Provincia di Belluno, l’unica possibilità di salvezza che la nostra gente ha ancora a disposizione per garantirsi un futuro degno di essere vissuto, svanirà come la neve.

 

6 commenti per i dubbi amletici del sindaco di Calalzo di Cadore sulla Provincia

  • Anonimo

    ha capito di aver abbandonato la provincia e ora cerca appoggio tra la gente dicendo che vuole il Cadore unito. #ricercatoredigloria

  • @Anonimo, ho letto delle “Magnifiche” intenzioni del sindaco; mi hanno ispirato due righe di “replica” che scriverò domani (forse).

  • mirco

    Infatti, caro Danilo De Martin, se ti riferisci all’articolo pubblicato sul Corriere delle Alpi di oggi, a parte il ragionamento dei serenissimi del 1420, il bello del Sindaco di Calalzo è che vuole un ente di secondo livello che acquisisca le funzioni della provincia. Poco male, peccato che a mio avviso, la scelta è derivata dal fatto che proprio come ente di 2 livello non è “elegibile”, nel senso che si mettono daccordo fra sindaci chi deve fare e che cosa; non servono elezioni e i capi sono capi (chi si ricorda le perle di saggezza del De Carlo in qualità di presidente NIS di Belluno, assunto e posizionato da Carnogno?). In pratica come il BIM che, come sappiamo, in questi anni ha amministrato in maniera esemplare (80000000 di debito)

  • Dante Da Pra

    Ciao Danilo,

    a differenza di quanto da Te scritto, personalmente ritengo che eliminare le nomine elettorali e farsi rappresentare in Provincia dal sindaco del proprio Comune sia una valida alternativa all’eliminazione dell’Ente Provincia.
    Ciò, oltre a rappresentare una diminuzione dei costi della politica (la rappresentanza infatti dovrebbe essere un obbligo per il sindaco) potrebbe portare i sindaci a collaborare più coattivamente con gli altri sindaci, in special modo sui progetti e/o problematiche intercomunali.
    Saluti
    Dante Da Pra

  • Ciao Dante, io invece mai e poi mai lascerei la Provincia in mano a nominati. Il riordino prevederebbe che i sindaci siano in 10, su un totale di 69 per la nostra provincia (se venissimo accorpati con TV su 164). Il gioco della spartizione fra partiti, e non fra territori, sarebbe l’unica soluzione. Ma attenzione: la spartizione delle poltrone è una bestemmia perché crea un sistema infernale di vincoli e concessioni che pongono le esigenze del territorio e della gente alla fine, e non all’inizio del percorso amministrativo. Basta guardare al Bim-Gsp, che non ha certo l’importanza dell’intera Provincia ma che non è comunque neanche “un piccolo neo”. Se le cariche del Bim-Gsp fossero elettive, col cavolo che chi ha amministrato alla cdc avrebbe il coraggio di riproporsi. Col sistema dei nominati cambiano forse le persone, ma non è detto, ma in ogni caso le linee guida restano fissate dalla spartizione fra partiti.

    Forse tu facevi riferimento ad una ipotetica assemblea plenaria dei 69, che avrebbe almeno la prerogativa di semi-rappresentare tutto il territorio (semi-rappresentare nel senso che un conto è votare un sindaco per il proprio paese e un conto è votare un rappresentante per la provincia). La politica nazionale non vede di buon occhio le province per il semplice fatto che sono ciò che è più vicino all’idea di federalismo. La cancellazione delle province, lungi dal essere una riduzione di costi – cosa ampiamente dimostrata anche su questo blog – è una azione per soffocare le spinte autonomiste che il territorio provinciale aggrega meglio di qualsiasi altro.

  • Dante Da Pra

    Ciao Danilo,

    mi riferivo proprio alla seconda ipotesi, ovvero la provincia di Belluno rappresentata da tutti i sindaci, ciò per evitare l’accorpamento alla provincia di Treviso. Questo porterebbe inoltre ad un ulteriore diminuzione dei costi per il mantenimento della provincia di Belluno.

    Le Provincie sono comunque una realtà importante per un progetto di riorganizzazione federale dello Stato o ancor meglio per un auspicabile Stato Veneto indipendente.

    Saluti
    Dante Da Pra