6 Comments

  1. Anonimo
    5 settembre 2012 @ 14:30

    ha capito di aver abbandonato la provincia e ora cerca appoggio tra la gente dicendo che vuole il Cadore unito. #ricercatoredigloria

  2. Danilo De Martin
    5 settembre 2012 @ 15:00

    @Anonimo, ho letto delle “Magnifiche” intenzioni del sindaco; mi hanno ispirato due righe di “replica” che scriverò domani (forse).

  3. mirco
    5 settembre 2012 @ 17:41

    Infatti, caro Danilo De Martin, se ti riferisci all’articolo pubblicato sul Corriere delle Alpi di oggi, a parte il ragionamento dei serenissimi del 1420, il bello del Sindaco di Calalzo è che vuole un ente di secondo livello che acquisisca le funzioni della provincia. Poco male, peccato che a mio avviso, la scelta è derivata dal fatto che proprio come ente di 2 livello non è “elegibile”, nel senso che si mettono daccordo fra sindaci chi deve fare e che cosa; non servono elezioni e i capi sono capi (chi si ricorda le perle di saggezza del De Carlo in qualità di presidente NIS di Belluno, assunto e posizionato da Carnogno?). In pratica come il BIM che, come sappiamo, in questi anni ha amministrato in maniera esemplare (80000000 di debito)

  4. Dante Da Pra
    5 settembre 2012 @ 22:11

    Ciao Danilo,

    a differenza di quanto da Te scritto, personalmente ritengo che eliminare le nomine elettorali e farsi rappresentare in Provincia dal sindaco del proprio Comune sia una valida alternativa all’eliminazione dell’Ente Provincia.
    Ciò, oltre a rappresentare una diminuzione dei costi della politica (la rappresentanza infatti dovrebbe essere un obbligo per il sindaco) potrebbe portare i sindaci a collaborare più coattivamente con gli altri sindaci, in special modo sui progetti e/o problematiche intercomunali.
    Saluti
    Dante Da Pra

  5. Danilo De Martin
    6 settembre 2012 @ 09:43

    Ciao Dante, io invece mai e poi mai lascerei la Provincia in mano a nominati. Il riordino prevederebbe che i sindaci siano in 10, su un totale di 69 per la nostra provincia (se venissimo accorpati con TV su 164). Il gioco della spartizione fra partiti, e non fra territori, sarebbe l’unica soluzione. Ma attenzione: la spartizione delle poltrone è una bestemmia perché crea un sistema infernale di vincoli e concessioni che pongono le esigenze del territorio e della gente alla fine, e non all’inizio del percorso amministrativo. Basta guardare al Bim-Gsp, che non ha certo l’importanza dell’intera Provincia ma che non è comunque neanche “un piccolo neo”. Se le cariche del Bim-Gsp fossero elettive, col cavolo che chi ha amministrato alla cdc avrebbe il coraggio di riproporsi. Col sistema dei nominati cambiano forse le persone, ma non è detto, ma in ogni caso le linee guida restano fissate dalla spartizione fra partiti.

    Forse tu facevi riferimento ad una ipotetica assemblea plenaria dei 69, che avrebbe almeno la prerogativa di semi-rappresentare tutto il territorio (semi-rappresentare nel senso che un conto è votare un sindaco per il proprio paese e un conto è votare un rappresentante per la provincia). La politica nazionale non vede di buon occhio le province per il semplice fatto che sono ciò che è più vicino all’idea di federalismo. La cancellazione delle province, lungi dal essere una riduzione di costi – cosa ampiamente dimostrata anche su questo blog – è una azione per soffocare le spinte autonomiste che il territorio provinciale aggrega meglio di qualsiasi altro.

  6. Dante Da Pra
    6 settembre 2012 @ 22:08

    Ciao Danilo,

    mi riferivo proprio alla seconda ipotesi, ovvero la provincia di Belluno rappresentata da tutti i sindaci, ciò per evitare l’accorpamento alla provincia di Treviso. Questo porterebbe inoltre ad un ulteriore diminuzione dei costi per il mantenimento della provincia di Belluno.

    Le Provincie sono comunque una realtà importante per un progetto di riorganizzazione federale dello Stato o ancor meglio per un auspicabile Stato Veneto indipendente.

    Saluti
    Dante Da Pra