il declino demografico della Carnia, montagna del Friuli Venezia Giulia

Avevo già avuto modo di dire in alcuni commenti – in coda ad uno degli articoli (uno, due, tre, quattro, cinque) scritti sul referendum che Pieve di Cadore farà per il passaggio alla regione FVG – che la montagna friulana, pur facendo parte di una regione a statuto speciale, non sta tanto meglio di quella veneta (qualcuno si ricorda il fiume di gente furlana che scendeva ogni giorno dalle corriere nelle fermate cadorine?), che fa invece parte di regione ordinaria (meglio: regione ordinaria costantemente munta dallo stato italico).

Tenendo conto che Tolmezzo fa 10.000 abitanti, cioè il 25% di tutta la popolazione della Carnia, ecco come si presenta il suo declino demografico. Dal 1951 ad oggi, esodo e declino delle nascite vero e proprio hanno tolto 22.175 persone dalla montagna carnica, il 36%. Negli ultimi 10 anni il declino si è smorzato con una perdita di 1.332 persone, “solo” il 3,3%, ma di crescere non se ne parla. Tanto per dire che di politiche di ampio respiro “per” la montagna, non è che se ne vedono neanche in FVG. Ci vuole un fisico bestiale … in Regione Dolomiti.

andamento demografico in Carnia

(Grafico: Wikipedia-modificato)

 

2 commenti per il declino demografico della Carnia, montagna del Friuli Venezia Giulia

  • analisi

    Come fai vedere, ma già lo si sa, non è il passaggio ad una regione autonoma la panacea che risolve le questioni della buona amministrazione in montagna. Quando le risorse passano per la pianura ed in particolare le province di Belluno o Udine, con mentalità prettamente accentratrici, il risultato del loro operato diventa evidente ai più. Se poi aggiungiamo la crisi congiunturale e l’ accentramento pure delle public company e dei servizi verso la pianura si capisce che il declino per i piccoli paesi disuniti, sia del Cadore che della Carnia, è inevitabile. Differente invece la politica di “barba Gigio”, che si adopera per mantenere vive le tradizioni e gli avamposti umani anche nei luoghi più ameni. Bellissima l’ intervista dove spiega come un economista alla “Monti” negli anni ottanta gli disse che i masi sarebbero falliti tutti e che bisognava creare delle mega stalle in pianura. Costui era un funzionario della UE. Ora il funzionario non c’è più ma i masi sono ancora là. ECCO COSA CI VORREBBE DANILO….UN BARBA GIGIO CHE PURTROPPO NON ABBIAMO.

  • @analisi,
    l’accostamento della provincia di Belluno a quella di Udine, da te accomunate dall’essere accentratrici, è quanto meno ardito. Udine è bagnata dall’Adriatico ed è prevalentemente pianura (in modo schiacciante se misurata in termini demografici). Belluno è montagna al 100%: poi è chiaro che vi possono essere distorsioni (ci sono state) in quanto Belluno città (e l’interland ad essa agganciato) si sente “regina”. Poi sappiamo che Belluno è comunque oordinaria, con un budget di spesa quantomeno ridicolo. Giusto a mio avviso il discorso su barba Gigio tenendo però conto che Luis Durnwalder, detto Durni, è tale per l’esistenza della SVP, partito territoriale. Il Trentino di Dellai, per esempio, è una fotocopia opulenta di quello che potrebbe essere un territorio veneto qualsiasi dotato di montagne. Tutto ciò in funzione del fatto che il Trentino è terra di conquista dei partiti: e quando ci sono i partiti bisogna preparare la mangiatoia. E se i partiti sono tanti, ci vuole o una grande mangiatoia o tante “piccole” quanti sono i partiti cui va aggiunta la mangiatoia della spesa pubblica. Non abbiamo (ancora) un barba Gigio, ma non abbiamo (ancora) un partito del territorio. Per il momento, di territoriale e trasversale, cioè oltre i partiti, c’è solo il BARD.