Pieve di Cadore e referendum per passare in Friuli: sì, no, forse, 'è stata una provocazione'. Eccitati?

Può essere un caso di sdoppiamento di personalità: le ultime vicende elettorali legate alla lista civetta potrebbero falsare il senso della realtà a chiunque. Può anche succedere che ad essere schizzati (e quindi a non aver sentito bene) siano i giornalisti (arduo stabilire quale). Fatto sta che sul Corriere delle Alpi (1° giugno 2012, in forma di intervista) la sindaca Ciotti già si era espressa con alcune note storiche stonate da me evidenziate in “Pieve di Cadore: referendum ‘secessionista’ verso il Friuli e patriarcato d’Aquileia“; ma in quella intervista la Ciotti questo ha detto:

«Ragionando sul nuovo assetto che dovrà avere il territorio», «propongo che tutti i comuni della Provincia di Belluno confinanti con la Regione Friuli indicano il referendum per passare con quella regione. Il motivo di questa che potrebbe sembrare una provocazione sta nella mancanza di ascolto da parte della Regione Veneto dei problemi della montagna»

Il giorno dopo, 2 giugno, la sindaca riappare sul Gazzettino dicendo:

Ciotti: «Non mi sto muovendo per passare ad altra Regione»

L’ondata secessionista sta vivendo in questi giorni un ritorno di fiamma. All’interno di questo dibattito, Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve, smentisce le voci che la danno impegnata nell’organizzazione di un referendum per chiedere l’annessione al Friuli Venezia Giulia. «Non mi sto muovendo – chiarisce il primo cittadino – Dalla Costituzione è previsto che i Comuni possano chiedere di passare ad un’altra Regione, ma penso che debba esserci una presa di coscienza da parte dei cittadini, non può essere un’imposizione calata dall’alto. Qualche tempo fa nel corso di un intervento in Magnifica, ho posto l’accento sui problemi che sta vivendo il nostro tertritorio. In quell’occasione ho detto che abbiamo una Regione che è matrigna, proprio per la scarsa attenzione nei confronti della montagna e che sarebbe meglio per il Cadore passare con il Friuli. Il mio voleva essere un messaggio provocatorio. Per il referendum poi ci vuole la collaborazione di tutti gli altri Comuni, da soli non si va da nessuna parte» (R.S.)

E noi che pensavamo di poter finalmente annoverare una passionaria referendaria ed autonomista fra i primi cittadini, notoriamente appartenenti alla categoria dei pesci lessi (perlomeno quando si entra nel campo della richiesta dell’autonomia). A questo punto, se non intervengono altre precisazioni, il dubbio regna sovrano: riguardo al referendum per passare in Friuli, la Ciotti pensa si debba fare SI o NO? A chi crediamo? Alla Ciotti del Corriere o a quella del Gazzettino?

Ad ogni buon conto, non è vero che per il referendum ci voglia la collaborazione di tutti gli altri comuni. Certo che se tutti ne decidessero l’indizione in modo coordinato, celebrandolo in data unitaria, l’azione di protesta avrebbe più forza. Ma è più facile credere che l’incombente profezia Maya si avveri piuttosto che i sindaci cadorini confinanti col Friuli si mettano d’accordo per fare assieme un referendum per il passaggio di regione.

Un ultimo appunto alla sindaca confusa: che miglior presa di coscienza può esserci, da parte dei cittadini, se non un referendum?

 

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