W la libertà di prenderlo nel culo. Dispensa piena di vaselina? OK, allora si può continuare. Una liberazione da pauraaaa! Ricordo mestamente i 45 milioni di fascisti che, un po’ di tempo fa, si sono svegliati – da un giorno all’altro – tutti quanti, gloriosamente antifascisti. Una storia italiana, insomma.
Politicamente parlando Giuliano Amato è una pantegana, un topo di fogna. Anche se Marini sembra essere il candidato di tutti per il Quirinale – uno che stenta a parlare italiano preferendo, se può, esprimersi in abruzzese (almeno Napo parla uno sciolto inglese: al di là delle difficoltà linguistiche, ve lo immaginate Marini dialogare con Obama?), uno stracciato in casa da Razzi (sottolineo: da Razzi), che non ha la più pallida idea di cosa sia la meritocrazia – le elezioni presidenziali non sai mai come vadano [leggi tutto ...]
Mitico Giordano:
(via @mariogiordano5)
La CGIA ha recentemente pubblicato due righe sul fenomeno della delocalizzazione. Credevo – sinceramente – che questo fenomeno fosse dovuto principalmente alla necessità di abbattere i costi del lavoro, motivo per il quale uno si aspetta che la delocalizzazione abbia come destinazione Paesi … “in via di sviluppo”, dove i salari sono bassi e le regole del mercato del lavoro hanno maglie molto larghe. Invece no: si delocalizza in Francia, Stati Uniti, Germania, Spagna. Al massimo si va in Romania, ben poche in Cina.
Viene quindi [leggi tutto ...]
Nota quirinalizia (Il riconoscimento delle autonomie e la tutela delle minoranze principi fondamentali della Costituzione insieme con l’unità e indivisibilità della Repubblica):
[...] Naturalmente in uno Stato democratico a struttura federale o a forte vocazione autonomistica come l’Italia, è sempre viva e complessa la dialettica che si sviluppa nelle relazioni tra governo e amministrazione centrale e autonomie regionali e locali.
Lo ho già detto altre volte: per fortuna che esistono le autonomie del Trentino e dell’Alto Adige a dimostrare come dovrebbe essere l’Italia del futuro. Altrimenti dovremmo ricorrere alle forme di stato federale a noi più vicine, ma sempre tanto tanto distanti, come la Germania, l’Austria, la Svizzera, gli Stati Uniti.
Questi territori sono la dimostrazione “vivente” di come dovrebbe funzionare il federalismo: si tengono il 90% del gettito fiscale che viene generato sul proprio territorio e con questo gestiscono “quasi tutto”, con risultati eccellenti che [leggi tutto ...]
Non certo per par condicio – considerato l’articolo di ieri quelli del PDL: via, vanno mandati via e basta! – ma capita di doversi interessare anche di quella melma che è il PD. La discussione – sempre coagulata attorno alla presentazione della nuova proposta politica “Fermare il Declino” – lo ammetto, può apparire più accademica che pratica, ma agli interessati non mancherà di offrire ottimi spunti sui quali riflettere.
Sandro Brusco e Michele Boldrin, firmatari del manifesto Fermare il Declino, “dialogano” lungamente con il “Compagno che [leggi tutto ...]
Per quel poco che conto ho dato nei giorni scorsi spazio alle proposte di “Fermare il Declino“, una nuova seria speranza di portare almeno la luce in questo mondo di tenebre ed obnubilamento culturale, sociale ed economico.
Quelli del PDL, fra cui emergono i volponi Alfano e Brunetta, in questa sfortunata (per loro) circostanza, si sono affrettati a scopiazzare alcuni punti programmatici che poi hanno offerto al pubblico languore. Si tratta di quattro dati, i soliti, legati però da una logica che non lascia spazio ai [leggi tutto ...]
L’altro ieri abbiamo visto la ripartizione della spesa corrente fra regioni, comuni e province che è pari a, rispettivamente, 72.7%, 22.8%, 4.5%. Quando si tratta di spendere, anche i sindaci non si tirano indietro, salvo poi andare a Roma a piangere disperatamente per i tagli. La cosa andrebbe valutata caso per caso, ben s’intende (i cosiddetti tagli lineari vanno a colpire indiscriminatamente, comuni buoni e cattivi), ma se guardiamo i dati di spesa aggregati scopriamo che quella a carico dei comuni è sempre, sempre, sempre [leggi tutto ...]
All’inizio di Marzo, con una certa pena, scrivevo:
L’inno di Mameli diventerà obbligo scolastico. Sembra. Siamo alle solite. Proposta bipartisan senza l’appoggio della Lega. Ma ve li immaginate i bastardos che ci stavano portando al collasso-paese, a dicembre eravamo a pochi centimetri dal baratro, che disquisiscono di inno nazionale e propongono di farne materia obbligatoria a scuola? Certo che ci riuscite, immaginarsi la Casta con le mani nel sacco è quasi un atto catartico. [...]
Ho spiegato più volte a mia figlia, diciasettenne fertile mente (tutta sua [leggi tutto ...]
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