12 Comments

  1. frank
    6 novembre 2012 @ 15:28

  2. alberto r
    7 novembre 2012 @ 00:29

    E’ incredibile la miopia che avete voi bellunesi. Sempre a parlare solo della vostra provincia come se il problema delle aree di montagna fosse solo il vostro. Il governo Monti sta mettendo una pezza all’errore fatto. L’impoverimento e lo spopolamento delle aree di montagna è un problema che riguarda tutto l’arco alpino ed in particolare le zone più vaste dove si può fare provincia come le aree di Belluno, Sondrio e Verbania. Ed invece di fare massa critica e far valere le vostre giuste ragioni vi ostinate a pensare al vostro orticello. Non ho visto, forse perchè vi seguo poco, nè un pensiero per Sondrio che avrà la vostra stessa sorte nè per Verbania che non ce la farà. Da soli non si corre lontano. Un saluto da un amico di pianura che vi segue (ogni tanto) da lontano.

  3. frank
    7 novembre 2012 @ 11:34

    @alberto
    al di là di essere montagna siamo inglobati tra Trentino Alto Adige (regione a statuto specialissimo, province autonome e legiferanti), Austria (stato nazionale), Friuli Venezia Giulia (regione a statuto speciale). La regione Veneto ha impiegato 12 anni a riconoscere alla nostra provincia totalmente montana la specificità (non ha ancora approvato la legge sulle competenze e deleghe, il che vuol dire che siamo ancora “specifici” senza specificità) alla vigilia del decreto Salva Italia che accorpa le province (per il momento salve Belluno e Sondrio, ma aspettiamo 60 gg. per “vedere” cosa pensa il parlamento e ci troveremo con una provincia ente di secondo grado!!! che dovrebbe gestire le deleghe!!! regionali, quali per il momento…nessun lo sa!).
    Sondrio: il presidente della provincia di Sondrio e il sindaco della città erano presenti a Belluno per una comune conferenza stampa il 24 ottobre u.s. (vuol dire che c’è feeling). Della VCO non so dirti nulla di più preciso (è comunque stata l’ultima provincia piemontese in ordine di tempo, scorporata da Novara non molti anni fa). E’ ovvio che non bisogna essere miopi ma allora facciamo la Regione Montagna Alpina, una sorta di città metropolitana della montagna in modo da lasciare ai montanari il compito di gestire il territorio che meglio conoscono (e che vive gli stessi problemi). Non ti sembra strano che proprio il Trentino Alto Adige non soffra di spopolamento?

  4. Danilo De Martin
    7 novembre 2012 @ 13:19

    @alberto r,
    aggiungo a quanto detto da @frank che anche nel passato recente Belluno si è fatta promotrice con Sondrio e Verbania-Cusio-Ossola della Confederazione delle Province Alpine (territori transfrontalieri interamente montani) nata per condividere esperienze ed aspirazioni delle tre province. Anche il BLOZ nel suo piccolo ne aveva dato conto in occasione di una delle riunioni tenutasi a Calalzo, con la partecipazione dei tre presidenti delle Province di Belluno, Gianpaolo Bottacin, Sondrio, Massimo Sertori, e del Verbano-Cusio-Ossola, Massimo Nobili (qui e quo). Purtroppo, la creazione di strategie comuni in ambito montano non si presenta facile neanche quando gli enti “funzionano”, se poi te li sfasciano, l’impresa diventa non ardua ma sostanzialmente impossibile.

  5. alberto r
    9 novembre 2012 @ 00:29

    @frank
    @Danilo De Martin
    Vi ringrazio delle pazienti ed esaurienti spiegazioni che date.
    Sono convinto anch’ io che la mancanza di fondi per i servizi sia connesso allo spopolamento. In quanto alla Regione Montana Alpina, temo sia un’ utopia. Mi riferisco a quando lo stato metterà mano alla Costituzione ed accorperà tutte le regioni più piccole secondo l’ idea di risparmio e razionalizzazione.
    Ma faccio sempre fatica a capire la logica di fondo. Ad esempio da una parte spingete per il riconoscimento della specificità di area alpina presso la regione Veneto e dall’ altra cercate la fuga verso l’ Eldorado delle province autonome attraverso referendum. A questo punto o siete veneti di montagna e cercate l’ aiuto della regione per migliorare la vostra condizione o siete dei montanari che cercano da soli la loro strada. Entrambe le posizioni sono rispettabili, ma io penso che non sia etico mantenere il piede in due scarpe.
    Un augurio per la salvezza della vostra provincia da chi vi vede con occhi distorti dalla distanza e dall’ abitare in una grande città di pianura.

  6. frank
    9 novembre 2012 @ 11:34

    @alberto
    una cosa che ti potrebbe interessare circa i referendum. Sono state raccolte in tutte le vallate firme per poter tenere un referendum provinciale. Ti mando il link così ti potrai fare la tua idea

    http://bellunoautonoma.dolomitiregione.it/blog/category/referendum-belluno-autonoma

  7. Danilo De Martin
    10 novembre 2012 @ 12:48

    @alberto r,

    Ma faccio sempre fatica a capire la logica di fondo. Ad esempio da una parte spingete per il riconoscimento della specificità di area alpina presso la regione Veneto e dall’ altra cercate la fuga verso l’ Eldorado delle province autonome attraverso referendum. A questo punto o siete veneti di montagna e cercate l’ aiuto della regione per migliorare la vostra condizione o siete dei montanari che cercano da soli la loro strada. Entrambe le posizioni sono rispettabili, ma io penso che non sia etico mantenere il piede in due scarpe.

    Se esistesse un Re Salomone cui rivolgersi avresti ragione tu: sono i popoli, le genti, che devono decidere il loro futuro. Se una popolazione decide di voler fare una cosa dovrebbe poterlo fare. In Svizzera l’istituto del referendum d’iniziativa e di revisione – quindi PROPOSITIVO e non solo consultivo – è attivo dal 1858 (milleottocento, non è un errore). E’ a quello che bisogna arrivare, ed è questo uno dei motivi per i quali, nonostante la mia dura scorza di liberista-libertario, il M5S mi è simpatico. Ovviamente senza limite del quorum: c’è il referendum: ci vai? bene; non ci vai? sono solo affari tuoi. Dunque, in mancanza di questo strumento referendario di proposta (e, aggiungo, di controllo: nei sistemi federalisti “veri”, non in salsa itagliana, ci deve essere un contrappeso che tiene sotto pressione i politici, anche quelli locali: devi potertene sbarazzare anche dopo averli votati, se fanno cazzate grossolane), torniamo al Re Salomone. Se esistesse i bellunesi avrebbero chiesto semplicemente l’autonomia, senza alcun passaggio di regione. Dire “autonomia” è come dire “albero”: abbiam capito che si tratta di una pianta ma non sappiamo quale.

    Puoi avere una scala di “autonomie”, una serie di sfumature: amministrativa, normativa, finanziaria, da applicare singolarmente o come “misto” delle tre tenendo conto che, per ognuna di esse, ciò che ti è concesso può andare da 1 a 100. Ma Re Salomone non c’è ed allora i bellunesi, cioè alcuni di loro, sono andati da un costituzionalista ed hanno chiesto quali spiragli dava la Costituzione in termini di autonomia per il nostro territorio. Il costituzionalista ha risposto che l’unica via era un referendum in base all’art. 132 della Costituzione. Allora quei bellunesi si son messi a tirar su firme (secondo lo statuto provinciale ne servivano 8000): ne hanno raccolto 18.500 che hanno presentato al Consiglio della Provincia chiedendo l’indizione del referendum per poter passare di regione ed essere aggregati al Trentino-Alto Adige. Ciò senza pretendere di avere le condizioni di autonomia già previste per Trento e Bolzano: Belluno sarebbe semplicemente stata la terza provincia, aggregata e non annessa, della Regione Trentino/Alto Adige. Punto. La Cassazione ha rigettato la nostra richiesta e poco vale il fatto che più di qualche costituzionalista abbia aspramente criticato la decisione. Ma siccome così è stato, così dobbiamo ritenere che sia. O quasi, perché il movimento Referendario, poi divenuto Movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti – è ricorso al Capo dello Stato avverso il provvedimento della Cassazione, ed è deciso a ricorrere al Tribunale della Libertà dell’Unione Europea.

    Preso atto del diniego da parte della Cassazione, quali altre strategie bisognava mettere in atto per continuare la nostra battaglia per l’autonomia della Provincia di Belluno? Se il referendum PROVINCIALE per passare di regione non è stato ammesso (lo sarebbe stato se avessimo voluto andare con l’Emilia Romagna o con la Lombardia, per esempio, regioni a statuto ordinario: ed è questo che fa dire a insigni cosituzionalisti che questa decisione della Cassazione ha creato cittadini di serie A e B), SONO INVECE STATI AMMESSI e celebrati tutti quelli per il passaggio dei comuni. Non importa se lo Stato italiano di merda (perdona il francesismo che userò solo questa volta) lascia passare 6-7-8-10 anni prima di dare risposta alle legittime aspirazione di cittadini italiani che si sono espressi in ragione di quanto previsto dalla loro Costituzione (quella che dicono essere la più bella del mondo): quello che importa è che, uno dopo l’altro, i comuni esprimano la loro volontà di passare chi con Trento chi con Bolzano. E’ previsto dalla Costituzione. Voglio vedere quando il parlamento dovrà esprimersi che cosa salterà fuori. Nel frattempo si semina l’idea, si coltiva la pianta dell’autonomia, che intanto cresce, cresce, cresce. Aumenta la consapevolezza, il dibattito si allarga, si definisce sempre meglio quale sia il reale rapporto di sudditanza delle genti di montagna rispetto alla “pianura” e quale quello di sudditanza di tutto il Veneto, ma solo per dire, rispetto a Roma (mi sto riferendo in particolare al residuo fiscale, cioè alla differenza fra ciò che un territorio DA’ al centro (Roma) e ciò che il centro TORNA in prodotti e servizi).

    Specificità: il tavolo di gioco deve essere il più largo possibile. Ciò vuol dire che, soprattutto in ragione della lentezza della politica, la trattativa per l’art. 15 dello Statuto regionale non deve essere disconnessa dalla celebrazione dei referendum per il passaggio di provincia. L’art. 15 è una realtà? Sì, vero. Ma solo sulla carta. Non sappiamo che farcene della specificità riconosciuta (solo parole, parole, parole) se poi tale prerogativa non viene dotata degli strumenti attuativi e delle risorse finanziarie per poterla attuare, mettere in pratica. Abbiamo tre consiglieri in Regione, se solo ad una parte degli altri 57 viene un po’ di mal di pancia la tua specificità va a farsi benedire. Siamo ostaggi, anche con l’art. 15, della politica “veneziana”, comunque. Ecco perché bisogna continuare a perseguire la strada dei referendum.

    Paradossalmente – bisognerebbe avere la voglia di leggerlo, io l’ho fatto – se leggi le motivazioni della Cassazione riguardanti il SI agli ultimi quattro referendum richiesti (Gosaldo, Canale, Falcade e Rocca) ti renderesti conto che – come a scusarsi per non aver fatto passare il referendum PROVINCIALE – i giudici INDICANO i referendum comunali come la via per fare ciò che – in ragione della specialità delle province di TN e BZ – non hanno concesso a TUTTA LA PROVINCIA. E’ comunque chiaro che la partita va avanti (mi auguro) su tutti i fronti, anche se quello della specificità è uno specchietto per le allodole: la montagna, tutta la MONTAGNA, non può competere se non le si concede l’autonomia. Ed anche avendola, lo dimostrano le autonomie che stanno funzionando vicino a noi, la sopravvivenza della montagna non è per niente garantita. Può darsi, insomma, che l’autonomia – ESERCITATA – non sia sufficiente a garantire il futuro delle popolazioni di montagna. Figurati se ce l’hai solo sulla carta e se, per di più, si chiama “specificità”.

    Chiudo ricordando che Frank non ha accennato a tutte le implicazioni riguardanti la minoranza ladina presente in provincia di Belluno. Per esempio, la deroga recentemente ottenuta dalla provincia di Belluno rispetto al decreto del riordino amministrativo (anticostituzionale fino nel midollo, e vedrete che avrò ragione), che in tanti con entusiasmo hanno chiamato “Belluno salva”, risulta a mio modo di vedere quanto mai DEBOLE mancando completamente il riferimento alle minoranze linguistiche. E sarà attaccato in fase di conversione in legge (quindi o il governo metterà la fiducia o farà ampie concessioni … Alla fine, quando la Cassazione si dovrà pronunciare, non potrà non dire ciò che è evidente a tutti e cioè che tutto quello che il governo Monti ha fatto finora sulle province E’ A-N-T-I-C-O-S-T-I-T-U-Z-I-O-N-A-L-E: non puoi non interpellare la gente se devi fare un riordino territoriale). Naturalmente basta aspettare. E con questo passo e chiudo, sperando di aver dato qualche elemento in più per provare a “leggere” la nostra situazione.

  8. alberto r
    11 novembre 2012 @ 00:43

    @frank
    @Danilo De Martin
    Continuo a rivolgermi ad entrambe.
    Ho preso atto delle vostra argomentazioni, vi ringrazio ancora per le vostre schiette risposte e spero vogliate sopportartarmi ancora un pò. Le vostre affermazioni messe in campo sono svariate anche se TUTTE FUNZIONALI ALLA GIUSTA SALVAGUARDIA DELLA MONTAGNA BELLUNESE. Vogliate quindi sopportare anche le mie argomentazioni slegate tra loro.

    Mi pare di capire che voi puntate ai schei, per dirla alla veneta, quando parlate di autonomia ed anche tanti quando puntate verso l’ autonomia delle province autonome. Non pensate che i contributi statali che la provincia di Trento prende dallo Stato ci sono solo perchè si trova dentro una regione tutelata per la presenza della minoranza etnica di lingua tedesca. La richiesta di entrare nella regione bicefala trentino-sudtirolese mina alla base lo statuto delle due province autonome che su questa divisione in DUE si regge e di conseguenza mina la tutela della provincia di lingua tedesca sancita da accordi internazionali ed anche dalla Costituzione italiana. Credo anche che la volontà di entrare come provincia nella regione confinante richieda la modifica della Costituzione e forse anche degli accordi internazionali con l’ Austria.

    In questi miei ragionamenti mi sorge anche una domanda. Come mai solo di recente si parla di minoranza ladina ( 40.000 persone se non erro) per rinforzare la richiesta di autonomia e che io solo da voi ho saputo esistere. Al contrario della Val d’Aosta che da sempre ha fatto valere la sua realtà bilingue ed è stata subito tutelata dallo Stato.

    Anche il passaggio come singoli comuni mi sembra arduo. Come mai i referendum dei comuni di Lamon e Sovramonte per il passaggio alla provincia autonoma confinante dopo parecchi anni non hanno avuto ancora esito positivo. Forse perchè la provincia autonoma di Trento non ha dato o ha voluto dare il suo benestare al passaggio.
    Credete sia giusto entrare in un’altra provincia come gli extracomunitari che si paracadutano a Lampedusa senza permesso.

    E scusatemi ma mi sembra un volo pindarico affermare la possibilità di referendum provinciali per attaccarsi a regioni con cui la provincia bellunese nemmeno confina.

    In quanto alla ingiustizia della negazione al referendum preferisco lasciare ai giudici l’ultima parola in quanto credo che separare torto e ragione sia quasi una scommessa al lotto o un impresa da dottor azzeccagarbugli. E la risposta si sarà dopo anni o decenni.

    Credete sia giusto che quattro regioni della pianura padana (compresa anche la loro montagna) paghino per mantenere tutta l’Italia. Credete sia giusto che alcune provincie trattengano il 90% dell’ irpef e degli altri tributi mentre tutte le altre provincie invece debbano versare tutto a Roma.
    Anche la regione Veneto aspira all’ autonomia per motivi storici come erede della Serenissima Repubblica e perchè si trova incuneata tra due regioni autonome eppure!!! Il bellunese ha ricevuto in proporzione di più dalla regione Veneto (almeno nella forma) di quanto la stessa regione abbia finora avuto dallo stato italiano.

    Allora credo che sfortunatamente la soluzione sia ben più difficile che cercare uno spiraglio attraverso le storture della Costituzione e delle leggi dello Stato.
    Non sarebbe forse comunque giusto lavorare per far capire al resto d’Italia il danno che deriva dallo spopolamento e dall’impoverimento delle aree lungo tutto l’arco alpino.

    In questo periodo storico, in cui l’Italia è vicino al fallimento, è comunque difficile reperire le risorse necessarie alla rinascita della montagna. In questo periodo in cui si sta tagliando sul numero e sui centri di spesa delle province e, quando sarà possibile, anche a quelli di regioni e comuni il solo ottenimento dell’autonomia non mi pare sufficiente per raggiungere il traquardo.
    Questa è la mia riflessione non per irridere ma per cercare di aiutarvi ed evitare di sprecare energie verso strade che non portano lontano.
    Sperando di essere stato abbastanza lucido e non aver avuto imprecisioni, pur sapendo che l’argomento è ben piu complesso e di vitale importanza vi saluto.

  9. frank
    11 novembre 2012 @ 09:41

    @alberto r
    Scusa Alberto non dandoci “conforto e speranza” circa la richiesta attraverso gli iter demogratici, ci proponi la rivoluzione!?

  10. Stanco e stufo, pressochè avvilito
    11 novembre 2012 @ 15:37

    A mio parere tutte le regioni dovrebbero essere o autonome o ordinarie.
    Nessuna differenza per nessuna.
    Le ragioni che un tempo avevano determinato il riconoscimento di regioni (e province) a statuto speciale credo proprio non sussistano più.
    Lo stato di crisi che perversa deve essere la leva per eliminare qualsiasi privilegio di qualunque sorte a chiunque.
    Tutti devono contribuire a sanare il buco del debito pubblico, in primis lo Stato eliminando i BOT, eliminando una delle due camere, dimezzando il numero dei parlamentari, eliminando il finanziamento pubblico dei partiti, eliminando i partiti che non raggiungono almeno il 25% – 30% del corpo elettorale; stabilire un tetto massimo retributivo per i parlamentari e per i dipendenti pubblici; eliminare le missioni militari all’estero; eliminando i comuni sotto i diecimila abitanti (con obbligo di fusione fra comuni contermini fino al raggiungimento del minimo previsto), eccetera eccetera.
    Se così non sarà fatto altro che mungere le mucche, mungeranno anche il sangue alle persone.
    Immagino, però, purtroppo, che i miei auspici resteranno sempre idee inattuate perchè ci sono in ballo troppi interessi privati e poco interesse per lo Stato/Nazione.
    Forse occorrerebbe proprio una rivoluzione, alla francese.

  11. Lozzese curioso
    11 novembre 2012 @ 21:16

    Chissà perchè ma ho l’impressione che non faranno mai niente per cambiare. E’ una torta troppo buona da cui è difficile staccarsi, è come una droga, ne diventi dipendente.
    Chi per un motivo ideologico (rarissimi), chi per un mero interesse economico – stipendi, prebende ecc. (la maggior parte – Lozzo docet), fatto sta che chi mangia con questo sistema difficilmente vorrà cambiarlo e rinunciare a determinate utilità.

  12. alberto r
    12 novembre 2012 @ 22:28

    La storia insegna che dopo la rivoluzione arriva la restaurazione, qundi io consiglierei un riformismo magari lento ma sicuramente duraturo.
    Sfortunamente per voi nemmeno io ho la ricetta per la risoluzione del vostro problema.
    Solo voi siete padromi del vostro futuro. Siete pochi, quindi insignificanti. Pensate, fate sistema, coinvolgete le altre realtà montane dalla Carnia alla montagna piemontese per fare massa critica e divulgare e far valere le vostre ragioni.

    @stanco e stufo…. Hai molte idee positive. Devi resistere ed avere speranza.
    Da uomo libero a uomini liberi, vi saluto.