10 Comments

  1. Danilo De Martin
    20 gennaio 2011 @ 12:19

    @frank,
    in un’area come la nostra la comunità montana (CM) può avere una funzione di coordinamento, se non vitale, molto molto importante. Ben venga quindi la loro unione, se l’intento è quello di migliorare la propria efficienza e “pesare di più” nei confronti degli interlocutori istituzionali. Resta il fatto che, a mio parere, visti i rapporti di forza in campo e le attenzioni che i padano-lagunari mettono in mostra per la nostra montagna, per quanto “unica” possa diventare questa ipotizzata CM, al massimo ci arriverà qualche vitamina (meglio che niente, ma la “ciccia” è un’altra cosa).

    Sottolineo con forza, però, che è fin troppo facile chiamare tutti all’unità su una faccenda come questa che, tutto sommato, si risolve in un accomodamento amministrativo e poco più. Mi piacerebbe porre i nostri sindaci di fronte all’unica vera riforma, quella della fusione dei comuni che hai ben tratteggiato nel tuo ottimo intervento: è qui che si gioca la partita importante, ma è qui che i sindaci si sciolgono come neve al sole.

  2. frank
    20 gennaio 2011 @ 11:40

    Danilo uniamo le comunità montane prima che ci scappi anche “questa vacca”.
    Del resto premetto che sono favorevole alla vera riforma: la fusione dei comuni esistenti la quale possa dar luogo ad una semplificazione del quadro amministrativo locale mediante la formazione di enti comunali più popolosi, una più accurata selezione della classe politico-amministrativa e la possibilità di far contare di più il territorio in termini politici.
    La fusione, (non l’unione che sarebbe una nuova sovrastruttura), è prevista dalla 142/1990, e permette tra l’altro di aderire ai vantaggi di legge che prevedono la erogazione di contributi superiori del 10% per un tempo di dieci anni.
    Nel passato tentativi di semplificazione attraverso il riordinamento delle autonomie locali furono presentate, senza risultati legislativi, dal ministro Lanzillotta. Il riordino prevedeva di fissare la soglia minima di 5000 abitanti per le unità amministrative comunali.
    Non è detto che simili iniziative governative non possano essere messe in atto nel prossimo futuro con esito imposto. Già i recenti provvedimenti impongono ai comuni sotto i 3000 abitanti di gestire insieme le funzioni gestionali. D’altra parte unità amministrative di 300-500 abitanti sono abbastanza anacronistiche al giorno d’oggi a meno che non si voglia salvaguardare la politica del campanile.
    E’ dal 2007, ad esempio, che l’Unione Artigiani di Belluno fece una sua proposta che, ipotizzando di non legittimare alchimie o alleanze meramente strumentali tra comuni, porterebbe il numero dei comuni della provincia da 69 a 18.
    E da questi accorpamenti il più possibile omogenei aveva pensato a un comune in valle del Boite, due in Centro Cadore con linea di demarcazione tra le due unità amministrative posta tra gli abitati di Domegge e di Lozzo, ed un comune in Comelico.
    Naturalmente il Comune unico non è dietro l’angolo; è anche una questione di adeguamento della mentalità ma bisogna pur cominciare a dibattere affinché quando saremo chiamati a costruire una scelta, questa possa essere suffragata da idee chiare e mature.
    E qui ti do ragione, Danilo, il campanilismo e lo spirito di conservazione è ancora maggioritario nelle nostre terre, ma sperar non nuoce.

  3. Futuro del Cadore: patto o conferenza? » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    21 gennaio 2011 @ 11:09

    […] Della Comunità Montana unica cadorina (prima parte) […]

  4. Danilo De Martin
    21 gennaio 2011 @ 19:09

    Penso che tu abbia già letto quello che ha scritto frank qui sopra … Comunque, per fare un esempio Comune unico di Ledro (vedi anche qui), ma esiste anche quello di Comano Terme (dall’unione di Lomaso e Bleggio Inferiore) e poi stanno studiando per mettere assieme Riva e Arco.

    E’ evidente che, come ha già detto frank, il comune unico non è dietro l’angolo. Ma è anche vero che il governo in carica o quello che verrà se non spazzeranno via le province si dovranno inventare qualcosa per abbattere i costi. Quando sarà definito per legge che devi raggrupparti per fare comuni da 5000 abitanti, per fare un esempio, allora sarà troppo tardi perché tutto il ragionamento non sarà ponderato. Qualcuno deciderà che A va con B e C, punto.

  5. Lozzese curioso
    21 gennaio 2011 @ 18:32

    …….si dai faron n’comun unico:Loze e Domjege!

  6. Della Comunità Montana unica cadorina (seconda parte) » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    24 gennaio 2011 @ 08:06

    […] Si diceva della opinione di alcuni sindaci di architettare un ente comunità montana unico per tutto il territorio cadorino (vedi articolo Della Comunità montana unica cadorina parte prima). […]

  7. Della Comunità Montana unica cadorina: il canto del gallo (epilogo) » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    27 gennaio 2011 @ 09:41

    […] Comunità Montana unica cadorina: il canto del gallo (epilogo) Sapete già come la penso (prima e seconda parte). C’è un pollaio, governato dalla Regione Veneto, nel quale le […]

  8. Lozzese curioso
    28 gennaio 2011 @ 09:27

    Loze e Domiege: al diau e l’aga santa…..me par belo de vede….

  9. Centro Cadore: dalle visioni del sindaco di Calalzo ai voli pindarici di quello di Lozzo » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    8 novembre 2012 @ 10:54

    […] Il 20 gennaio 2011, parlando della ipotizzata Comunità montana unica cadorina, così terminavo un articolo sull’argomento: […] La sfida vera (e seria) si dovrebbe giocare soprattutto sul fronte […]

  10. la stagionatura del sindaco di Lozzo di Cadore » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    9 novembre 2012 @ 10:37

    […] non pugnette.” (tutto documentato nella serie Della Comunità Montana unica cadorina: prima, seconda, […]