Della Comunità Montana unica cadorina (seconda parte)

Nessuno nega che si possa manifestare, in tutte le cose che accadono in questo mondo, un momento in cui “subentra la redenzione”. Lasciamo pure viva, quindi, la possibilità di credere che le cazzate del passato possano anche non ripresentarsi nel futuro. Ci credo poco ma è possibile.

Ciò non toglie che uno sguardo alla “storia passata” possa essere oltremodo educativo (perlomeno didattico).

Si diceva della opinione di alcuni sindaci di architettare un ente comunità montana unico per tutto il territorio cadorino (vedi articolo Della Comunità montana unica cadorina parte prima).

Elezioni amministrative del 6 giugno 2009. Per eleggere il nuovo presidente della CM Centro Cadore ci sono voluti più di 6 mesi (vedi mio post del 10 dic 2010, Comunità Montana Centro Cadore: ancora nessun rinnovo delle cariche e l’articolo del gazzettino 22 dicembre 2009). Se si fa una comunità allargata a tutto il Cadore, la probabilità che finisca la legislatura prima che si sia deciso il nuovo presidente non saranno così remote.

Avete presente le ultime dispute sulla sede della CM Centro Cadore? Non hanno più spazio, capite? Ora che attraverso le CM passa tutta la programmazione delle attività dei comuni associati (ciò che ho appena scritto è una fesseria, lo so …) è venuto il momento di spostare la sede in un luogo più baricentrico.

Se ne faranno una unica per tutto il Cadore ci sarà il bisogno, oltre alla sede principale, di quelle periferiche (ovvio, no?). Nel caso del Centro Cadore siamo fortunati: quella che si dovrebbe aprire a Calalzo sarà la sede occidentale, quella attuale di Gogna sarà quella orientale.

La CM unica non funzionerà (dal punto di vista dell’efficienza dell’ente); non potrebbe essere altro che una copia più grande di quella che già ci sta sotto gli occhi. Potrà funzionare visto con gli occhi del politico (ogni sindaco avrà la sua poltroncina).

Potrebbe funzionare se al posto dei partiti e delle conseguenti logiche spartitorie ci fosse un solo partito, come la SVP in Alto Adige. Chiamatelo “Partito della Montagna”, “del Cadore”, “Movimento Dolomitico”, chiamatelo come vi pare: finché i nostri rappresentanti vestiranno i panni dei “politici” più di quanto non siano disposti a vestire quelli di amministratori del territorio, non ci sposteremo di un millimetro.

(Della Comunità Montana unica cadorina: il canto del gallo (epilogo)

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