Lozzo di Cadore: aperta la caccia alla cacca (versione dotta)

Tempo al tempo. Domani o forse prima vi proporrò anche la versione “villica”, quella firmata direttamente dal vostro sindaco. Va detto subito che trattasi di cacca canina. Per dare sostegno all’asserito dottume del qui presente articolo, riporto un passo tratto dai Laudi di Domegge pescato a sua volta nel “Glossario del cadorino antico” di recente pubblicazione (in questo caso la versione del Laudo è del 1768 ma esso riporta norme già statuite molto tempo prima, fin dal 1300 e rotti).

La cosa valeva per Domegge ma credo che fosse chiaramente regolamentata anche nel Laudo di Lozzo (tuttavia, pur avendolo letto più volte in passato, non ci potrei mettere la mano: vedo se Vendre trova il tempo di darci un’occhiata). Ad ogni buon conto, ai fini del presente dotto articolo, il significato non cambia di una virgola, anzi. Tenete presente che la parola buacia corrisponde al più ordinario boaza.

buacia: (a. 1768) “niun Regoliere, ne suoi Domestici abbitanti in Domegge ardisca di riponer alcuna sorte d’immondicie sterco, Buace, ed altro nella pubblica Piazza” [DOM1768, art. 42]

 

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