13 Comments

  1. frank
    8 novembre 2012 @ 11:17

    Il comune unico, come ho già espresso in altre occasioni, mi vede opinionalmente d’accordo (tanto vedrai che dopo l’accorpamento delle province cadrà dall’alto anche l’accorpamento dei comuni). Per salvaguardare le comunità esiste l’istituto del municipio (previsto nelle fusioni) ipotesi da sviluppare per comuni d’area vasta

  2. Danilo De Martin
    8 novembre 2012 @ 12:08

    @frank,
    anch’io concettualmente mi sono espresso a favore delle fusioni (in fin dei conti, per fare un esempio, Comelico Superiore potrebbe essere considerata una fusione sui generis, pur non mancando problemi – più o meno seri – nel coordinamento di Padola, Dosoledo, Candide, Casamazzagno); ma un conto è provvedere ad una fusione di realtà dinamiche che possono rimanere tali anche dopo la fusione (uso sinergico), un conto è creare un agglomerato tipo comune sparso … a cui poi si fa credere di garantire la salvaguardia delle singole comunità con l’istituto del municipio (quando le bambole cinesi dei municipi incistati dentro il Comune unico vanno in frizione fra loro, come si dirime la cosa?). Dici che sono “ipotesi da sviluppare” ed hai ragione: è qui che va fatta chiarezza e non mi sembra che finora ci sia su questo un grande impegno da parte delle … municipalità.

  3. frank
    8 novembre 2012 @ 12:39

    @danilo
    sai di sicuro anche tu che si fa minor fatica mentale “a conservare” e, secondo la mia opinione, le nostre municipalità sono “conservatrici” fin quando non sono obbligate ad adeguarsi. Innovare per i più costituisce un rischio; secondo me un rischio da preparare e da correre.

  4. picon
    8 novembre 2012 @ 15:01

    Caro Danilo, ho pensato che mi cambio il nome oggi divento “picon manfrediano” !!
    Dobbiamo aspettare il giorno in cui il sindaco di Pieve sarà una ragazza in minigonna e capelli blu e quello di Auronzo un giovane con il piercing al naso e le braghe sotto il culo per parlare di comune unico del Centro Cadore? Vola alto Danilo, vola alto e cerca di pensare anche alle nuove generazioni, noi, che abbiamo dai 50 in su, dobbiamo pensare al domani dei nostri figli, mi parli dei tempi della Magnifica dove un abitante di Lozzo a mala pena conosceva uno di Pieve !!! I tempi sono cambiati, e cambiano sempre più velocemente, le nuove generazioni se ne sbattono dei nostri bisnonni, ti guardano con meraviglia se appena appena gli spieghi che 30 anni fa non esisteva il fax, cosa per loro strasuperata quando, per noi in quegli anni, era una cosa meravigliosa.
    In questo caso, e so io cosa mi costa, sono diventato manfrediano. Auspico anch’io un comune unico del Centro Cadore, non parlarmi di frazioni, di rappresentatività ecc. ecc. sono cose superabili con la buona volontà di tutti. L’importante e volerlo, dopo tutte le cose si chiariscono, pensare solo a un gruppo di paese “omogenei” vorrebbe dire tra tre cinque/dieci anni troverci punto e a capo quando qualcuno ci dirà che i comuni devono avere più di 10.000 abitanti . Secondo me meglio digerire subito un comune unico o come lo si voglia intendere, tra dieci anni racconteremo ai nostri nipoti che una volta esistevano nove paesi, con nove sindaci, con nove idee diverse,….In questo caso Danilo dobbiamo volare alto e non paragonarmi l’unione europea con l’unione dei comuni del Centro Cadore.

  5. Danilo De Martin
    8 novembre 2012 @ 16:15

    Caro @picon (manfrediano),
    sempre guardare alla luna e non al dito! Detto questo, credo però che la tua sia una lettura un po’ frettolosa di quanto da me scritto. Ho infatti affermato, anche in un altro commento che sono, giocoforza, favorevole alle fusioni ma che, per come percepisco io la nostra situazione in Cadore, una fusione fra Auronzo, Lozzo, Vigo e Lorenzago (che nel mio caso vedo meglio che fra Domegge e Calalzo, per sinergie da mettere eventualmente in campo rispetto ai propri territori, ma qui il discorso si farebbe ovviamente lungo, tanto più che se andiamo a vedere i numeri e basta Domegge e Calalzo senza Lozzo non sarebbero “fondibili” da sole …) sarebbe già una conquista. Fare fusioni con una base di 19.000 persone, quando la popolazione media è di 2000 abitanti per villaggio, senza aver prima rodato la cosa in ambito più ristretto, mi sembra una idea quanto meno azzardata e che porterebbe alla liquefazione dell’istituzione. In un suo intervento (quasi dua anni fa) Frank faceva riferimento ad una proposta fatta dagli Artigiani in cui si delineavano due realtà centro cadorine con la linea fra Lozzo e Domegge a fare da spartiacque. Già così, secondo me, è troppo estesa. Dunque, ok per la fusione (anche perché, come diceva sempre Frank, verrà imposta a livello nazionale), resto dubbioso sulla estensione proposta. Alla Magnifica (cioè, sia ben chiaro, alle funzioni che potrebbe avere oggi) ho fatto riferimento come ipotetico ente-cerniera fra le esigenze di un territorio X, Y e Z, (Centro Cadore, Comelico Val Boite) e l’interlocutore istituzionale che potrebbe essere la Provincia e la Regione a seconda delle competenze (il senso è di mantenere una regia unificata del territorio cadorino).

    Diversamente da te, e qui mi sono spiegato bene perché hai capito esattamente quello che volevo dire, ritengo che la rappresentatività delle singole componenti sia uno dei problemi fondanti delle fusioni. Con la buona volontà si superano le cose solo se … c’è la buona volontà, per l’appunto. Io non credo che l’istituto delle municipalità ed i conseguenti prosindaci eletti nelle fusioni dei comuni siano una garanzia sufficiente a mantenere ben rappresentate le esigenze di tutti i “fondenti”. E’ per me una preoccupazione seria. Infine, per quanto riguarda l’UE, l’ho detto, “fuor di metafora”, è chiaro che le due entità non sono le stesse, ma quando sei piccolo se la prendono sempre con te (un saluto a Lorenzago, Perarolo, ma anche Pozzale e … anche Lozzo).

    Ok sul volare alto, ma io prima cerco di mettermi il paracadute (come Renzi che ha detto: bere un caffè con Bersani? Si, ma lo preparo io). E ora fondiamoci tutti insieme. Purtroppo gli assetti territoriali influenzano solo marginalmente il PIL.

  6. calvinista fortunato
    9 novembre 2012 @ 03:46

    Il comune unico sarebbe come una casa unica, non si capisce perché ognuno di noi debba avere la propria abitazione, si potrebbe costruire una mega casa dove vivere in 1600 persone…..poche spese sicuramente, ma idea abominevole; tanto quanto il comune unico. La nostra storia è la MCC, le nostre radici sono le regole, sia di convivenza che di prospettiva. La regola valorizza il borgo ed il rappresentante del borgo in seno alla MCC valorizzerebbe il territorio, tenendo pure presente che il buon vecchio Marigo potrebbe avere persino potere prefettizio. L’ unico limite delle regole attuali è che non rappresentano più la totalità dei residenti nel borgo, come accadeva in passato: sono quindi diventate enti privati e sovente in conflitto con la municipalità. Basterebbe che ogni comune istituisse una commissione esterna dei capifamiglia residenti da almeno 3 anni nel borgo e le regole tornerebbero di nuovo in pista per un ” NUOVO ORDINE CATUBRINO”. E’ l’ unico percorso attuabile, il resto è solo propaganda.

  7. Lozzese curioso 1
    9 novembre 2012 @ 10:41

    Io preferisco l’ipotesi di Danilo e probabilmente anche i Lozzesi!
    Tanti e diversi in un’unica casa:va a finire che litighiamo ancora di più!
    Delle Regole è meglio non parlare,vedi Vigo:sono obsoletee destinate all’ingovernabilità!

    Questo pensano di Lozzo:
    Lozat,che sote al sassat e pedo de Treviso fat e che sea domenega o mercol jenì con Domeje n’Bajon n’bota:forse fararon calcosa de nia!

  8. daniele
    9 novembre 2012 @ 21:45

    ma se sono così tante le aggregazioni fra i comuni (letto nel post prima) non è forse meglio sentire e chiedere a loro come è andata, quali esperienze hanno fatto, che problemi hanno incontrato. c’è sempre qualcuno che ha risolto il problema prima di noi bisogan chiedere e confrontarsi.
    Saluti e alla prima neve.

  9. Danilo De Martin
    10 novembre 2012 @ 09:51

    @daniele,
    su una cosa hai perfettamente ragione, l’acqua calda è già stata scoperta. I sindaci, però, sono fra quelli che non se ne sono accorti: è per quello che fanno dichiarazioni ridicole in giro che, ovviamente, spesso li ridicolizzano. Ma andiamo avanti: sì, la maggior parte delle volte le cose che dobbiamo risolvere e per le quali ci grattiamo la testa sono già state risolte, da qualche parte nel mondo. Non so se segui le classifiche di vario tipo che escono sulle performance dell’Italia (solo per fare un esempio): siamo ultimi o fra gli ultimi in quesi tutto (libertà economiche, di stampa, di impresa, gestione dei rifiuti e chi più ne ha più ne metta). E’ un vantaggio: da dietro, da ultimi, se si ha la volontà di farlo, per migliorarsi basta solo fare quello che ha fatto quello sul banco prima di te, e via via puoi scalare le classifiche fino ad essere fra i primi. Che ce vo’?

    Tornando a quello che hai detto: tante, numerose, sono le UNIONI, mentre le fusioni le conti sulle dita di una mano (in Italia). In Veneto, lo dico a memoria dalle note descrittive della legge, credo che ce ne sia una. Recentemente una fusione è stata fatta in Toscana. Ce ne sono due o tre in Emilia, due o tre in Piemonte. C’è quella di Ledro in Trentino segnalata un anno e mezzo fa su questo BLOZ (risparmiami la ricerca). Perché le UNIONI sono tante e le fusioni no, nonostante i lauti incentivi che stato e regione danno ai fusionisti? Innanzitutto perché l’unione è un istituto facile da fare, stabile, devi “solo” mettere in comune un tot di servizi per un anno e poi tutti gli altri; il consiglio dell’Unione è formato dai sindaci dei comuni che partecipano alla medesima. Lo dimostra il fatto che le Unioni erano tante anche prima che lo stato ne forzasse la formazione per legge. Le fusioni hanno un iter più lungo (alla fine sono istituite con legge regionale) e prevedono la consultazione popolare (referendum) per avallare un istituto che sostanzialmente è da ritenersi irreversibile (diversamente dall’unione e dalle convenzioni). Poi c’è tutto il problema della rappresentanza in seno alla fusione dei singoli pertecipanti, rappresentanza che solo in minima parte viene risolta con l’istituto della municipalità (elezione di un prosindaco e di due-quattro consiglieri bla bla bla).

    Le Unioni in Francia ci sono da molto tempo e funzionano benissimo, dicono. Sappiamo che la macchina amministrativo-burocratica francese è piuttosto ben oliata: sono latini sì, ma Parigi è ad altitudini nordiche mentre Marsiglia è in linea con la Liguria. La Germania parecchi anni fa (1970??) fece un riordino delle proprie municipalità e decise di farlo privilegiando le fusioni piuttosto che le unioni ma sembra di capire che, se dovesse rifare il riordino sceglierebbe oggi la strada delle unioni. Alla fine quello che conta è che non devi fare le Unioni o le Fusioni per tagliare o ottimizzare i costi della macchina amministrativa (anche, ovvio): le Unioni o fusioni dovrebbero essere la scusa per disegnare un’amministrazione territoriale che sia in grado di mettersi sul mercato, in competizione con le altre amministrazioni, e vendere se stessa in modo da trarne il massimo vantaggio. Al momento la normativa è invece orientata alla sola unione-condivisione dei servizi (o fusione dei medesimi) con il solo scopo di moderare ( hihihi 🙂 ) la spesa. Ed è per questo che sostengo che sia le unioni che a maggior ragione le fusioni, anche quelle “piccole” fra tre comuni (figuriamoci quella del pindarico sindaco che ne vuole fondere 9), devono avere il controllo pubblico della spesa, cioè i cittadini devono poter vedere e monitorare costantemente i livelli di spesa dell’ente.

    Torno all’acqua calda (è sabato e mi posso dilettare). Pensa che quando il Trentino passò sotto l’Austria (dopo il passaggio di quella testa di cazzo di Napoleone) i comuni passarono da poco più di 100 a quasi 390, che in questo caso non ha il significato di divide et impera ma … in montagna il piccolo governa meglio (siamo comunque nel 1815 e seguenti). Ciò nonostante l’impero austroungarico, che se ne intendeva di etnie, già nel 1859 emise un provvedimento con il titolo “Concentrazione dei Comuni” con il quale poneva le basi per un eventuale riaccorpamento dei medesimi, in funzione delle necessità territoriali. Come vedi, ciò che ai più appare una novità, ai meno appare solo come acqua già passata (calda, naturalmente). Vola alto, diceva @Picon (commentatore che presumo tu abbia incontrato nella lettura del BLOZ su questo argomento). Dall’alto le cose si vedono meglio. Anche se qualche volta io preferisco guardarle dal basso.

  10. calvinista fortunato
    11 novembre 2012 @ 03:15

    @lozzese curioso 1: spero che il tuo commento non sia una risposta al mio post, in tal caso ti consiglierei di essere più “curioso” in
    “comprensione del testo” che è un ambito specifico della lingua italiana.
    In merito alle disfunzioni delle regole attuali, alla base vi è la presunzione di voler fermare il tempo a quando i forestieri erano 2 su 1500 mentre oggi sono 200 su 800. Il concetto di regola è l’ insieme di norme che si danno i residenti di un borgo sulla base delle proprie inclinazioni e specificità. E’ rappresentativa di ogni borgo, anche il più piccolo, Pozzale, Costalta etc… L’ insieme di ogni regola era la MCC caro l.c.1 e gestiva diciamo la “politica estera” . L’ unica vera strada verso l’ autonomia è proprio l’ affossamento delle municipalità ed il ripristino del nostro sistema che ci darebbe ” OGGETTIVA SPECIFICITA’ “.

  11. picon
    11 novembre 2012 @ 08:29

    Ieri sera, mentre consumavo la mia frugale cena, dalla stua mi è arrivata la voce della TV (telegiornale del Veneto)che parlava della fusione?? di sei comuni nella provincia di Rovigo Totale 12.000 abitanti, mi sembra che questo nuovo comune si chiamerà Cittanova Rovigina o qualcosa del genere, parlavano anche di un risparmio di 700.000 €. C’è qualcuno che sa darmi altre informazioni?

  12. Danilo De Martin
    11 novembre 2012 @ 15:46

    @picon,
    si chiamerà Civitanova Polesine. Però, che stronzi sti polesani: avevano 700.000 euri sotto il culo e non se ne sono neanche accorti in tutti questi anni. Bastava fondersi assieme (da tener conto che i sei comuni fanno 800.000 euri di gettito irpef, quindi stronzi è un eufemismo). Ditelo a Monti, il tecnocialtrone, che basta fondere i comuni e ci possiamo tirare indietro dal barbaro voto del fiscal compact. I dati derivano dai famosi studi di fattibilità; come quello del ponte di Calatrava (solo per fare un esempio): doveva costare l’enormità di 6,7 milioni di euri ed invece ne è venuto a costare “solo” 11,2 (6,7 doveva costare il progetto esecutivo: quello preventivato dallo studio di fattibilità era di 4 milioni 🙂 🙂 ). Propaganda. Quando la mattina mi alzo vedo un sacco di code di volpe che girano in giro. Le vedi perché sono GROSSE.

    ricerca con google di civitanova polesine.

  13. antefatti fallimentari alla fusione dei comuni centro-cadorini: servizio associato di polizia locale ‘Centro Cadore’ » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    20 novembre 2012 @ 08:14

    […] quella fra due-tre comuni (vedi proposta De Carlo); il nostro giunge infatti ad immaginare la fusione di tutti e nove i comuni del Centro Cadore. Un agglomerato di circa 19.000 persone sparse in più o meno 19 nuclei […]