Referendum del Comelico: senza quorum ma con tanto cuore

Questi i numeri: 2.416 gli aventi diritto al voto, 526 gli iscritti all’AIRE (anagrafe dei residenti all’estero) quindi 1.890 gli aventi diritto “reali”, 913 i votanti.  La percentuale dei votanti è stata quindi del 37,8% mentre, se rapportata agli aventi diritto “reali” (ciè senza la quota AIRE), del 48,3% (il sì ha avuto il 96,9% di preferenze).

Ho già avuto modo di dire che i comeliani di Comelico Superiore avevano già vinto solo per l’essere riusciti a organizzare la raccolta firme e la conseguente celebrazione del referendum, permettendo così alla gente di potersi esprimere. Che poi quasi metà degli elettori si siano recati alle urne ed abbiano votato SI mi appare davvero un risultato storico.

Se pensiamo che alla nostra gente “semplice” basta sussurrare “non vorrai mica farti comandare dai todesche” per instillare dubbi di portata esistenziale, vuol dire che tanto sempliciotti non lo siamo più, perlomeno una larga fetta dell’elettorato. Che sia storico e che il Comelico c’abbia messo il cuore – nonostante non abbia raggiunto il quorum – lo vedrete quando lo si confronterà con l’esito del referendum che si terrà ad Auronzo di Cadore, altra terra di frontiera ma ancora “troppo opulenta” per guardare oltre la punta del proprio naso.

Fare confronti con quello di Pieve sembrerebbe … inopportuno: lì c’era un sindaco a favore, anche se nell’ossimorica modalitàsecessionsta ma senza rompere l’unità del Cadore“, ma con la gente mal informata o mal disposta o chissà che altro, ed è finita al 20%; qui c’è stato il sindaco contro ma, allo stesso tempo,  pronto col cappello in mano ad incassare i fondi Brancher, eredità dalla quale i comuni confinanti – come Comelico Superiore – possono trarre beneficio in virtù dei referendum già svolti e vinti in passato (vedi alla voce fare i froci con il culo degli altri), con la gente “più realista” e determinata ed è finita al 37,8% (come visto, al 48,3% se non si considerano gli iscritti all’AIRE).

Direi che tutto quello che è successo e le implicazioni che potrà avere in futuro, in particolare se una forza politica si affaccerà finalmente come tale tra le fronde degli abeti, si può condensare in questo aforisma di James Joyce:

Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora.

 

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