se anche Pettenò e la Federazione della Sinistra pensa ad un Veneto indipendente ...

Tanto per mettere un paletto, bisogna partire dal sondaggio che Veneto Stato ha pubblicato ai primi di gennaio, di cui ho dato conto nell’articolo i bellunesi si stanno svegliando: il 65,4% vuole un Veneto Indipendente. Esplode la voglia di Belluno Autonoma?. E’ poi successo che Indipendenza Veneta (divorziata da Veneto Stato) ha raccolto 20.000 firme a sostegno dell’indizione del referendum per l’Indipendenza e le ha presentate a Zaia perché inizi a “pesarle”.

Sappiamo che Clodovaldo ha messo in moto l’avvocatura della Regione per dire ciò che tutti sapevano, ossia che, allo stato, l’indizione del referendum non appare possibile, stante (anche) la puttanata dello Stato “uno e indivisibile” scritta nella Costituzione. E io, cittadino del terzo millenio, dovrei sottostare alla decisione di 4 coglioni di costituenti che a quel tempo si sono sognati di scrivere ‘ste cose? E’ mai stata, la Costituzione, sottoposta ad approvazione con voto del popolo sovrano? NO. E allora non vale un fico secco. Due righe scritte 60 anni fa non possono congelare la vita di un popolo fino al giudizio universale.

Comunque, qualcuno ha proposto che, oltre all’interessamento dell’avvocatura, sarebbe bene che la Regione Veneto pensasse ad un referendum per sapere cosa ne pensa il popolo veneto a riguardo della sua capacità di autodeterminazione. Qualcun altro ha proposto inoltre che la discussione sulla Indipendenza del Veneto debba essere portata in Consiglio regionale. E’ su questa scia che si innesta la decisione di Pettenò, consigliere regionale della Federazione della Sinistra:

Il consigliere regionale della Federazione della Sinistra Pietrangelo Pettenò annucnia ,in una nota,di essere tra i consiglieri firmatari per la richiesta di un Consiglio straordinario che abbia per ordine del giorno “La Regione Veneto tra neo-centralismo, federalismo, autonomia ed indipendenza”. “Un’adesione convinta -spiega- che parte dalla necessità di opporsi con energia a coloro che stanno piegando le istituzioni al volere delle oligarchie e delle conventicole economiche e finanziarie.”

“E’ un’occasione – aggiunge – per ribadire la centralità delle istituzioni elettive, della rappresentanza democratica, delle autonomie locali e di tutti gli ambiti della sovranità popolare.Il nodo della sovranità popolare, per noi comunisti, non può essere scisso dalla necessità dell’autodeterminazione politica della classe lavoratrice e popolare, della sua indipendenza dai processi sovranazionali capitalistici”.

“La nostra sinistra – conclude Pettenò- è per natura antagonista al centralismo statale, che allontana le comunità locali dalla possibilità di essere protagoniste nelle scelte che le riguardano più da vicino. Anche per questo sosteniamo che per spazzare via corruzione, privilegi e scarsa trasparenza della politica, sia indispensabile lo strumento della partecipazione popolare, avvicinando le sedi di decisione ai cittadini, spostandole quindi verso la base e privilegiando il municipalismo come tipologia di organizzazione istituzionale, unica vera garanzia di un federalismo democratico e solidale.

Buono a sapersi che “la nostra sinistra” – quella di Pettenò – “è per natura antagonista al centralismo statale”. L’ultimo paragrafo della nota sembrerebbe scritto da un accanito federalista o da uno qualsiasi dei fin troppo numerosi movimenti indipendentisti veneti. Il massimo si potrebbe raggiungere se la Federazione della Sinistra “regionale”, oltre a falce e martello, aggiungesse al proprio logo il motto “per l’Indipendenza del Popolo Veneto”. Attenzione, perché il Veneto anticipa sempre la Storia.

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