Roger De Menech e la popolazione di lingua 'ladida'

Un limone verde non sarebbe così acerbo. Sembra un rappresentante di classe che tenta di convincere i suoi discoli compagni a fare i bravi. Incespica nell’eloquio più di quanto non farebbe un ubriaco fradicio correndo i 3000 siepi inseguito da un dobermann affamato. Parla a titolo personale, quasi fosse certo che le sue saranno parole buttate al vento, che nessuno potrà condividere se non altro perché tutti i peones tengono famiglia (anche in senso territoriale). Dice, De Menech intervenendo in parlamento, che l’Italia è il paese delle differenze (del sole, del mare, del mandolino no eh?) e che lo Stato dovrebbe impegnarsi affinché queste differenze debbano tutte essere riconosciute (e provare a far girare la Terra in senso contrario no eh?) .

Poi tira fuori le minoranze linguistiche, messe sotto i tacchi tutti i giorni ma buone alla bisogna, e ci mancherebbe che desse una strizzatina alla pompetta nascosta sotto il bavero per far zampillare una lacrimuccia identitaria. Fortuna che non è tornato indietro nella storia al tempo dei venetici e dei celti. La commozione (è da sperare) lo fa scivolare anche sulla pronuncia della parola ladina, che viene sputata come ladida (mi torna in mente il ditone di Didone). Sotto l’incalzare del campanellino il deputato bellunese si augura (perdendo per strada qualche congiuntivo) che il governo e il parlamento tutto (insieme ai cugini di Trento e Bolzano) riconoscono la specificità del territorio bellunese adottando bla bla bla.

Buona questa: ci son voluti 15 anni perché la Regione Veneto giungesse a farlo sulla carta – solo sulla carta – e bisognerà sputare sangue per vedere la traduzione di ciò (almeno di una parte di essa) nella realtà di tutti i giorni. E’ più realistico che un maniscalco di Utopia chieda di mangiare col sovrano è sia magnanimamente accontentato. Comunque c’ha provato.

E’ ancora un peones. Ma promette bene (soprattutto se contrapposto all’altro peones, Piccoli, quello proveniente dalle truppe cammellate del PDL). Certo, c’è molto da scolpire. E gli manca ancora la parola. E se al più presto non si darà un contegno, i compagni marpioni gli faranno raccattar le palle, come ad un garzone qualsiasi. Comunque è una spanna buona sopra Razzi.

 

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