Bond, Reolon e la fusione fredda

Due dei tre moschettieri regionali dicono la loro sulle fusioni di Longarone e Castellavazzo: Bond e Reolon, la coppia Bondolon già vista all’opera in passato, uno del PDL (che aveva recepito il manifesto di FI, poi è passato al NCD, adesso è tornato a FI …) e l’altro del PDmenoelle. Si dichiarano e fanno di tutto per sembrare diversi e alternativi, ma in realtà sono spudoratamente uguali e, quel che è peggio, consociativi (vedi il letamaio talian renzusconiano).

Non è un caso che solo nel Bellunese i progetti di fusione abbiano avuto successo, unici caso in tutto il Veneto. Qui si è saputo fare squadra nel tempo, la collaborazione fra enti è stata graduale e metabolizzata dai cittadini. A Treviso e Rovigo esperimenti analoghi sono miseramente falliti. Questo significa”, prosegue Bond, “che le asprezze del vivere in montagna portano a scelte più responsabili e coraggiose, ma soprattutto che certi processi non vanno mai calati dall’alto”. (Bond)

“Le fusioni sono buona cosa se condivise dai cittadini – continua il consigliere bellunese – con questo risultato gli abitanti di Longarone e Castellavazzo hanno dimostrato una grande maturità e consapevolezza verso il territorio bellunese che ha un urgente bisogno di essere riorganizzato a livello comunale. Il raggiungimento di questo traguardo va in controtendenza rispetto ad altre realtà in Veneto, speriamo possa essere un altro passo verso la riorganizzazione dei comuni della nostra provincia”. (Reolon)

La coppia di “pidocchieri” Bondolon (moschettieri è parola fin troppo impegnativa per quel che vediamo fare) fa finta – speriamo faccia solo finta – di non capire e si ostina a magnificare un risultato, quello del referendum fusionista, che invece è stato un clamoroso flop, una fusione fredda che più fredda non si può.

Nonostante, con gran clamore mediatico, si siano promessi al “nuovo comune” fino al 20% in più dei trasferimenti avuti nel 2010 e per 10 anni di fila (promessa che la Regione può disattendere quando vuole, invocando calamità quali le cavallette, per esempio), nonostante i due sindaci la stessero menando da tempo … sulla necessità della fusione, la gente che si è recata alle urne – guardiamo ai longaronesi – non ha raggiunto il 27%. Senza Aire siamo al 40%. In poche parole i SI sono stati il 23% se rapportati al corpo elettorale completo, il 35% se non si considerano gli iscritti all’Aire.

Cari pidocchieri, fantolins de oro, con il 23% o il 35 % di SI, a seconda di come lo si vuol considerare, cioè un FLOP fotonico, la gente ha semplicemente voluto dire, rivolta alla politica regionale – ed ai suoi rappresentanti – “andate a cagare”. E l’hanno detto, nel loro insieme (cioè compresi quelli che sono rimasti a casa), “con grande maturità e consapevolezza” (e qui ha ragione Reolon). Questo e nient’altro hanno detto.

Bond dice inoltre che non è un caso che nel Veneto “solo nel Bellunese i progetti di fusione abbiano avuto successo” (cioè il clamoroso flop che sappiamo). Trascurando l’enorme divario di affluenza tra i referendum “veneti” e quelli “bellunesi”, tutte teste di cazzo, quindi, quelli che hanno votato NO??

 

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