la stagionatura del sindaco di Lozzo di Cadore

Anche le prugne col tempo avvizziscono, ma non perdono la loro divina proprietà di sturare con garbo gli intestini più pigri e svogliati. Allo stesso modo il sindaco di Lozzo di Cadore, senza null’altro fare che lasciar trascorrere il tempo, partendo da una ferma convinzione ha maturato ed abbracciato col tempo un’idea sostanzialmente opposta.

Ma noi ne siamo contenti perché fin da tempi non sospetti abbiamo sempre sostenuto che mettere insieme le Cm sarebbe stato un giochetto da ragazzi, altro giochetto sarebbero state le Unioni dei comuni, mentre la vera partita si giocava sulle fusioni. Ho anche esortato i sindaci: “Fatti, non pugnette.” (tutto documentato nella serie Della Comunità Montana unica cadorina: prima, seconda, epilogo).

Sarà contento anche Picon, perlomeno la variante manfrediana, nel vedere che, col tempo, maturano anche le nespole. Noi ne siamo entusiasti. Reolon, Toscani e Bond, che si sono immolati in Regione per dare continuità alle Comunità montane (che sarebbero sparite per legge al 31.12.2012) raffazzonando un provvedimento che – cambiando solo il nome alle cose – ha fatto ridere mezza Italia, probabilmente meno. In fondo la legge sulle Unioni montane è un complemento a quella più generale sul riordino delle amministrazioni locali da cui prendono le mosse questi estesi afflati fusionisti.

Ma gustiamoci la lenta maturazione sul zelei, dalla acerba e molliccia pasta di allora fino alla matura fragranza odierna.

gennaio 2011

«Al Cadore basta una sola Comunità montana che gestisca servizi collettivi importanti con efficienza.

I Comuni, invece, devono continuare ad esistere autonomamente con una struttura snella e vicina ai cittadini». (Gazzettino)

«Una sola Comunità montana in Cadore»

Una sola grande comunità montana per l’intero Cadore, una sola voce, un progetto strategico di rilancio concreto.

Da qui la prima provocazione, e cioè l’istituzione di una grande comunità montana, capace di catalizzare servizi ma anche proposte e iniziative.

«I comuni restano le punte di diamante del territorio, ma adesso devono coordinarsi. Una grande comunità montana rispettosa delle singole specificità di Comelico, Val Boite e Centro Cadore», sottolinea Manfreda, «può essere uno strumento valido, soprattutto se snello e veloce». (CorrierAlpi)

Ma ecco la maturazione: è da tener conto che le Unioni montane si sono sostituite in tutto e per tutto alle Comunità Montane.

novembre 2012

«No all’unione dei Comuni montani, sì al Comune unico»

«Per imprimere veramente una svolta nell’amministrazione del territorio, non serve l’unione dei Comuni montani [leggasi Comunità montane, ndr], come prevede la legge regionale: è necessario unire le forze dei nove Comuni che oggi formano la Cm Centro Cadore, costituendo un unico Comune. L’unione dei Comuni montani sarebbe solo una riedizione dell’attuale Cm». (CorrierAlpi)

L’avevo detto, avevo esortato i sindaci: “Fatti, non pugnette“. Diciamo che per ora sono ancora seduti sul water con il coso in mano.  Please: evitare commenti tipo “Tutti hanno il diritto di cambiare idea”. L’abbiamo già detto, ne siamo entusiasti (con tutti i distinguo già fatti, sulle fusioni intendo, primo fra tutti il controllo pubblico della spesa).

 

1 commento per la stagionatura del sindaco di Lozzo di Cadore

  • Cagliostro

    @Danilo,
    un grande della politica diceva: “cambiare idea è legittimo,anzi chi si fossilizza e non sa rivedere il proprio pensiero manifesta rigidità mentale se non stupidità”. Io aggiungo che i cambiamenti di opinione non devono essere però frequenti e, soprattutto, non devono riguardare idee e materie di pregnante rilevanza. Nel caso del sindaco, la maturazione del suo pensiero è venuta con una revisione (positiva) a 360°, nel giro di pochi mese. Segno di intelligenza politica o segno di furbesco opportunismo? Ai posteri l’ardua sentenza. Per capire il personaggio, invito a leggere la intervista (sullo stesso argomento) da lui rilasciata al giornalista Bepi Casagrande sul numero di Ottobre del periodico Il Cadore…